ALLA RISCOPERTA DEL NOSTRO TERRITORIO: LE ORIGINI DI GIARRE

Memorie – Nuove Edizioni Bohémien – Lo Speciale di Dicembre 2013

A cura di Maria Pia Basso

Cartoline della Collezione privata del Prof. Domenico Torrisi 

“La pianta del Duomo è a croce latina, a tre ampie navate ed un “maestoso transetto nella cui interazione con la navata centrale si erge la grande cupola”, alta ben 35 metri, simbolo della Giarre contemporanea. Ad est un portico monumentale e due torri campanarie a base quadrata, progettate dall’architetto milanese Carlo Sada, del quale va anche menzionata la realizzazione grafica di due cupole sopra i torrioni e delle grandi statue, mai però edificate”.

1Il Comune di Giarre sorge a metà strada tra le città di Catania e Taormina, e forma un importante polo urbano con la vicina Riposto alla quale, in epoca fascista, era accorpata in un unico agglomerato urbano denominato Jonia. E’ situato ad un’altitudine di circa 81 metri s.l.m., in una posizione panoramica di notevole bellezza, dominante anche la “Valle del Bove”, sito in cu si riversa la maggior parte delle colate laviche dell’imponente vulcano Etna.

Sembra che sull’odierno territorio di Giarre sorgesse, intorno al VII secolo a.C., la città di Kallipolis fondata dai Calcidesi e distrutta nel 403 a.C. ad opera di Dioniso; ma le insufficienti testimonianze storico-archeologiche e la mancanza di fonti certe, rendono detta correlazione alquanto improbabile. Tuttavia potrebbe ben dirsi che l’antica collocazione della cittadina siciliana si trovasse tra San Giovanni Montebello e Santa Maria La Strada, data la presenza di siti archeologici che attesterebbero la veridicità di tale conclusione. La presenza, nell’ambito del territorio di Santa Maria La Strada, del pozzo di Ruggero I il Normanno (1081 d.C.), farebbe propendere per l’esistenza di un piccolo centro abitato in tale zona.

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L’attuale Giarre, nel XVI secolo, assume la forma di borgata in seno alla Contea di Mascali e, date le numerose concessioni di terreni coltivabili (di cui si acquisiva la proprietà a titolo di enfiteusi), veniva popolata da messinesi ed acesi.

Nel 1815 la città ottiene l’autonomia da Mascali insieme ai borghi di Riposto, Torre Archirafi, San Giovanni Montebello ed altri piccoli centri, sostituendosi come entità amministrativa avente propria disciplina.

In epoca fascista, precisamente nel 1939, i Comuni di Giarre e di Riposto, riuniti, assumono la denominazione di Giarre-Riposto e, nel 1942, quella di Jonia o Ionia. Solo nel 1945 si assistette alla divisione dei due centri, così come appaiono ai nostri giorni.

Il Comune qui descritto è simbolicamente rappresentato da uno stemma, riconosciuto dal D.P.R. del 22 Aprile 1980, dal quale si evince che esso è: “D’azzurro, alla bordura d’oro, caricato da sette torri merlate e di due alla guelfa…”. Le torri hanno origine dallo stendardo della Contea di Mascali, e dal sistema di fortificazione costituito proprio da sette torri.

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Avvicinandosi alla ridente cittadina, non possiamo non rimanere colpiti ed affascinati dall’imponenza dei palazzi patrizi Sette-ottocenteschi contornati da strade in basolato lavico e dalla maestosità del Duomo, edificio neoclassico, costruito in pietra bianca di Comiso e dedicato a S. Isidoro Agricola. Il Santo, protettore di Giarre e di Madrid, nasce nella capitale catalana nel 1080 e muore, nella stessa città, nel 1130. E’ dedito al lavoro nei campi e alla preghiera; viene canonizzato nel 1622 da papa Gregorio XV, a seguito di alcuni miracoli attribuitigli dalla tradizione. Si ricordano l’evento prodigioso compiuto in favore di un bimbo caduto in un pozzo e salvato dal santo che ne fa risalire l’acqua, e il miracolo degli Angeli che si sarebbero occupati di arare un campo, concedendogli di dedicarsi alla preghiera. Viene festeggiato il 15 Maggio. Le sue spoglie sono custodite nella cattedrale di Madrid ove è particolarmente venerato.

Le origini del tempio risalgono al 1680 anno in cui, grazie alle oblazioni dei primi abitanti dell’agglomerato giarrese, viene innalzato un edificio di culto dedicato a Sant’Agata, ma “registrato sotto il nome di S.Isidoro”. La struttura sorge per volontà dell’Arcivescovo di Catania, Monsignor Michelangelo Bonadies, conte di Mascali.

Il sagrato dell’attuale Duomo, edificato a partire dal 1794, coincide proprio con il luogo in cui sorgeva la primitiva Chiesa per la quale, nel 1818, si inoltrarono le pratiche di demolizione poiché il violento terremoto del 20 febbraio dello stesso anno, l’aveva resa inagibile. Della stessa resta ancora oggi un quadro raffigurante l’Immacolata e i Santi Isidoro, Agata e Francesco di Paola.

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L’impellente necessità di un tempio che potesse accogliere il numero sempre crescente di abitanti, fece sì che la chiesa di S.Isidoro Agricola venisse aperta al culto pur se ancora incompleta: era l’anno 1818. Solo settant’ anni più avanti, nel 1890, la grande opera veniva condotta a termine.

La pianta del Duomo è a croce latina, a tre ampie navate ed un “maestoso transetto nella cui interazione con la navata centrale si erge la grande cupola”, alta ben 35 metri, simbolo della Giarre contemporanea. Ad est un portico monumentale e due torri campanarie a base quadrata, progettate dall’architetto milanese Carlo Sada, del quale va anche menzionata la realizzazione grafica di due cupole sopra i torrioni e delle grandi statue, mai però edificate.

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L’interno delle Chiesa Madre ospita numerose tele di pittori siciliani di grande fama, tra cui quella dell’artista acese Paolo Vasta, sulla quale vengono riportati l’Immacolata Concezione e i Santi Agata ed Isidoro. Va annoverato anche il dipinto, posto presso la Cappella di Santa Lucia e risalente al 1849, in cui è riportato il martirio di Sant’Agata. Detto lavoro è attribuito ai fratelli Giuseppe e Francesco Vaccaro, pittori di Caltagirone ed esponenti della scuola calatina di ceramisti. Al lato del coro è posto un quadro ritraente San Filippo Neri in atto di preghiera.

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 Sull’abside centrale è collocato un organo polifonico risalente all’Ottocento, costruito dalla fabbrica dei fratelli Serassi di Bergamo nel 1865 e ritenuto uno dei più grandi esistenti in Sicilia. La costruzione dello strumento fu fortemente voluta da Don Salvatore Fiamingo, arciprete del Duomo per ben 45 anni. A lui si devono, inoltre, i grandi quadri della navata centrale, tra cui quello di Sant’Agata, la costruzione dell’altare del SS.Sacramento e della fonte battesimale e l’acquisto della statua di San Sebastiano. Gli arcipreti che si succedettero negli anni, apportarono modifiche all’arredamento e promossero opere di restauro. Vanno annoverati Monsignor Carmelo Patanè e Don Tommaso Leonardi, “uomo di grande cultura e bontà d’animo a cui si deve la venuta dei Cappuccini a Giarre”.

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La Chiesa si affaccia su Piazza del Duomo, la cui costruzione viene iniziata nel 1867 ed ultimata nel 1890, costituente il cuore pulsante del centro storico di Giarre ed avente forma rettangolare. E’ posta tra le vie Callipoli e villa Giuseppe Garibaldi. Sul suolo sono raffigurati due fiori a quatto petali e una figura geometrica a dodici lati all’interno della quale vi è inciso il motto della Contea di Mascali: “Abundantia in turribus tuis”, letteralmente: “L’abbondanza nelle tue torri”, a suggello della magnificenza dell’antica contea di cui l’agglomerato giarrese costituiva, in origine, rilevante borgata.