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Recensione /Eventi / Cinema: Lo Spietato

A cura di Vittorio De Agrò
Il biglietto d’acquistare per Lo Spietato è: Ridotto

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“Lo Spietato” è un film del 2019 diretto da Renato De Maria, scritto da Renato De Maria, Valentina Strada, Federico Gnesini , liberamente ispirato al romanzo “Manager Calibro 9 di Pietro Colaprico e Luca Fazzo ( Garzanti Editore), con : Riccardo Scamarcio, Sara Serraiocco, Alessio Praticò, Marie-Ange Casta, Alessandro Tedeschi.

Sinossi:
Lo Spietato, il film diretto da Renato De Maria, è ambientato nel periodo del boom, in una metropoli – Milano – destinata a una crescita economica e criminale vertiginosa. Santo Russo (Riccardo Scamarcio), calabrese cresciuto nell’hinterland, dopo i primi furti in periferia e il carcere minorile, decide di seguire le sue aspirazioni e di intraprendere definitivamente la vita del criminale. Nel giro di pochi anni diventa la mente e il braccio armato di una potente e temuta gang, lanciandosi in affari sempre più sporchi e redditizi: rapine, sequestri, traffici di droga, riciclaggio di denaro sporco, e non ultimi i miracoli, esecuzioni a sangue freddo. Nella sua corsa sfrenata verso la ricchezza e la soddisfazione sociale, Santo Russo è diviso tra due donne: la moglie, remissiva e devota, e l’amante, una donna bellissima, elegante e irraggiungibile. Due scelte di vita agli antipodi e due opposte facce di sé. Il percorso criminale di Santo è fatto di scelte inevitabili e traiettorie dolorose: chi vive o chi muore, l’amore passionale o la famiglia, il sogno borghese o una vita da Spietato.
Lo Spietato sarà visibile al cinema dal 8 al 10 aprile grazie a Nexo Digital ed invece sarà disponibile dal 19 aprile su Netflix.

Recensione:
Perché mai lo spettatore dovrebbe vedere “Lo Spietato” al cinema o successivamente su Netflix, essendo ormai saturo e magari stanco di vedere prodotti crime sul piccolo e grande schermo?
Perché dare fiducia al film di Renato De Maria, dopo aver visto nel giro di pochi anni film o miniserie similari come ad esempio “Vallanzasca – Gli Angeli del Male” di Michele Placido con protagonista Kim Rossi Stuart, “Faccia d’Angelo” di Andrea Porporati con Elio Germano?
Perché mai dovrebbe risultare interessante e credibile Riccardo Scamarcio nel ruolo del calabrese Santo Russo divenuto uno spietato boss con l’accento milanese negli anni 80?
Potrei andare avanti, ma probabilmente è più opportuno che mi sforzi di fornivi qualche riposta esaustiva e convincente.
“Lo Spietato” pur essendo una storia di volenza, criminalità e tradimento ha la peculiarità drammaturgica e creativa decida di svilupparsi e mostrarsi allo spettatore come se fosse piuttosto una commedia dark o se preferite” “una gangster comedy” così definita dallo stesso regista De Maria in conferenza stampa.
“Lo Spietato” “gioca” brillantemente ed efficacemente con il genere crime, riscrivendone i toni, lo stile fino al punto di dissacrare e rendere “leggeri” anche i momenti più violenti e drammatici della “liturgia” criminale.
Renato De Maria e gli altri due sceneggiatori partendo dal romanzo “Manager Calibro 9 “di natura più cronachistica, hanno voluto riversare nello script tutta la loro conoscenza ed amore cinematografico sul film di genere ponendo le basi per un convincente e gustoso “ibrido” narrativo.
“Lo Spietato” racconta l’ascesa e caduta di un “terrone calabrese” determinato a riscattare le proprie umili origini con l’ambizione d’ essere accettato e rispettato nella Milano che conta.
“Lo Spietato” è una sorta di “ballata criminale” in cui le azioni criminose, gli omicidi, lo spaccio di droga rappresentano solamente la cornice narrativa di una storia paradossalmente più intimistica e profonda sorretta da un’adeguata colonna sonora.
Riccardo Scamarcio incarna magistralmente il personaggio di Russo, un ragazzo “cresciuto” in carcere e divenendo così inevitabilmente un criminale, ma ben lontano da vecchi e scontati cliché
Sante Russo si ritrova a vivere una doppia vita: Una tradizionale e rispettosa dei “canonici” calabresi segnata dal matrimonio con l’innamorata ed ubbidiente moglie Mariangela (Serraiocco) e l’altra invece vissuta nei salotti radical chic e incarnata dalla bella e sofisticata artista francese Annabelle (Casta) oltre che amante.
Le due figure femminile rappresentano perfettamente i due mondi inconciliabili di Santo, e la scelta drammaturgica d’alternare le due attrici sulla scena non soltanto rendono più chiari i passaggi storici, ma soprattutto sono funzionali e decisive nel comprendere l’evoluzione psicologica ed emotiva del protagonista.
Mariangela e Annabelle sono due donne molto diverse, nate e cresciute in mondi opposti, ma entrambe “cadute” al fascino di Santo.
Una contesa amorosa che, come spesso accade, sarà risolta dalle due donne durante l’unica scena condivisa che si rivela essere il momento più inteso, coinvolgente ed in certo senso anche brillante. dell’intera pellicola.
Sara Serraiocco “vince” nettamente la sfida artistica con la collega Casta, dimostrando ancora una volta tutto il proprio talento, versatilità e personalità.
Anche nell’inedito ruolo di mamma, Sara dimostra un’innata naturalezza e capacità d’adattarsi e scomparire dentro il personaggio inaspettatamente ricco di sfumature ed energia.
“Lo Spietato” è una visione consigliata per gli appassionati del genere e non, trovando entrambi il loro personale “Cà va sans dire”.

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