Rivista > 1-2012
LETTERE DALLA PRIGIONIA
"…Scrivetemi, vi prego,vi sarò tanto grato…"; desiderio di studiare, avere dei libri: "…mi è venuta la mania di ristudiare l'inglese…pregando qualche collega che ha portato al seguito la grammatica e il vocabolario…"
- di Maria Cristina Torrisi -
Flash back di storia legati ad un passato nostalgico e rivissuto attraverso la corrispondenza postale del periodo bellico risalente alla seconda guerra mondiale. In sintesi, è quanto racchiuso nelle pagine del libro del tenente colonnello ( a titolo onorifico) Gaetano Vasta "Lettere dalla prigionia", edito Bohémien.
A corredare il prestigioso lavoro del Vasta, la brillante presentazione del prof. Domenico Torrisi, cartofilo, numismatico e filatelico, nonché appartenente come l'autore del testo, all'U.N.U.C.I. ed autore del libro "Storia della cartolina e suo evolversi in Acireale".
Il prof. Torrisi, in merito al testo del Vasta, dà nella sua recensione un'ampia delucidazione sul lavoro dello scrittore:
"Gli scritti riportati su questi documenti sono i più svariati ed impensabili: esprimono gioie e dolori, paure e speranze, fede in Dio. Nella corrispondenza scritta dall'autore, indirizzata, per la verità, tutta alla mamma, ci sono notizie riguardanti il campo di prigionia: "…mi trovo ora in un campo di internamento americano, precisamente al 127…"; precisazioni per l'inoltro della corrispondenza: "…tu puoi scrivere spesso, quindi non mi far mancare tue notizie. Io invece posso scrivere una volta la settimana e come sai solo 24 righe…"; invocazioni rivolte agli amici: "…Scrivetemi, vi prego,vi sarò tanto grato…"; desiderio di studiare, avere dei libri: "…mi è venuta la mania di ristudiare l'inglese…pregando qualche collega che ha portato al seguito la grammatica e il vocabolario…" ed ancora: "…Se qualcuno degli amici volesse e potesse inviarmi qualche romanzo, lo gradirei tanto…". Egli, novello Ulisse, sballottato da un campo di prigionia all'altro, desideroso di rientrare in Patria, esprime nostalgiche parole di elogio per la sua terra: "…Che nostalgia quando si pensa alla nostra bella Sicilia, lembo estremo della grande Patria; alla bellissima Acireale che non ha molto da invidiare ai più bei posti del mondo!...". Ma le sue parole più belle sono sempre quelle indirizzate alla madre, con una musicalità che oserei definire "celestiale": "…Mamma affettuosa…"; "…Adorata mammina…"; "…Mia adorata mamma…"; "…Mamma carissima.."; "…Mammina mia affettuosa…"; "…Mia cara ed affettuosa mamma…".
La mamma è, per l'autore, il fulcro delle sue lettere. Egli sembra dimenticarsi del suo stato di prigioniero, delle sue sofferenze, dei suoi patimenti: "…Che dura cosa è la prigionia! Natale, massima festa dell'umanità cristiana, trova noi prigionieri italiani in un campo di internamento americano. Che visi pallidi e smunti, che occhi stralunati! Ma chi sono questi esseri che girano intorno per i viali fangosi del recinto? Fossero animali, si potrebbe pensare a degli uccelli che si battono in una gabbia per trovare la via della libertà, di cui sfortunatamente sono stati privati. Ma animali non sono; sono delle larve umane, che spogliate d'ogni loro personalità e confuse nella massa informe non si riconoscono più. O tormento del cuore! Dove sono le loro famiglie? La mamma affettuosa, la sposa, i figli, la casa? Tutto intorno a loro concorre a rendere durissima la loro dura realtà…". Escludendo queste rare "riflessioni e considerazioni" ,così come li chiama l'autore, le sue lettere sono un continuo bisogno di rassicurare la madre sulla propria salute e di vegliare su quella di lei : "…Non ti affligere perché io son lontano…: sto benissimo…"; "…L'unica cosa che ti raccomando è di stare calma. Ogni tua preoccupazione potrebbe essere causa di un peggioramento della tua salute…"; "Sii forte! Ti giuro che io nemmeno una lagrima ho versato per la sorte che mi è toccata…"; "…Scrivimi sempre tutto quello che vuoi…perché le tue parole soltanto mi confortano e mi tirano su il morale…"; "…Desidero che tu non soffra nemmeno adesso e quindi ti prego caldamente non ti far mancare nulla. Mangia, curati, stai calma…"; "…ti prego di non affligerti e di non abbatterti mai per alcun motivo…Io sto bene, te lo assicuro con tutta la sincerità del mio cuore…". Tantissime di queste frasi troverà ancora il lettore sfogliando le pagine di questo interessantissimo libro storico di vita realmente vissuta. Esso troverà breccia soprattutto nei cuori dei più anziani che hanno visto e sentito di persona, interesserà anche gli storici, gli studiosi del "patrio suolo", gli insegnanti, i cultori, ma anche i giovani amanti delle tradizioni che dovranno tramandare ai posteri questi lembi di "storia patria".
La storia è formata, a volte, anche dai sogni: "…Lettera del 23.3.45-Campo di prigionia 115/A. Ho molta fiducia, mammina, che il tutto riesca (fatta domanda all'Alto Commissariato per il rimpatrio) e a proposito ti trascrivo il sogno di stanotte: Ero in camerata ed accudivo a certe faccende, che la vita di prigioniero ci costringe a fare, quando vidi entrare un portaordini che mi invitò a presentarmi al Comando. Io andai subito e il Capitano americano mi comunicò in italiano: Ten. Vasta, tenetevi pronto: oggi alle ore 16 partirete in aereo, la vostra presenza in famiglia è giustamente necessaria. Rientrate per un caso veramente pietoso - Dopo di che mi svegliai ed ero contentissimo. Che ne dici del sogno? Non ti pare che talora i presentimenti facciano i loro voti per la buona riuscita dell'affare? Coraggio adunque! Che la Madonna voglia illuminare la mente di colui che vaglierà la domanda…" Il sogno si avverrà, la domanda sarà accolta ed il nostro eroe tornerà a casa il 28 Luglio 1945. Non sapeva egli, anche se l'aveva intuito da sentite voci di colleghi che avevano avuto la possibilità di leggere qualche giornale, poiché gli americani lo tenevano nascosto, che la guerra in Sicilia era già finita da un bel po'."
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