LO SGUARDO SONORO

Il sogno di S. Giuseppe

ARTE
A cura di Maurizio Cortese

 

Il presente articolo vuol essere la giustificazione teorica e, insieme, la descrizione empirica di un approccio nuovo alla musica e alla pittura.
“Ut pictura musica”, si potrebbe affermare, parafrasando il famoso detto di Orazio. La musica è realmente come una tavolozza, non di colori, ma di suoni, che il compositore sa sapientemente disporre sul rigo musicale, evocando i sentimenti più disparati in chi ascolta.
E se musica e pittura non rappresentassero due arti diverse l’una dall’altra nelle tecniche e nelle finalità che vogliono perseguire? Se si potesse farle interagire, creando, per così dire, una terza arte che, come l’aufhebung hegeliana “toglie e conserva” la loro presunta opposizione?
Lo scopo del mio lavoro è proprio dimostrare che questa possibilità può tradursi in qualcosa di concreto e avvincente.

Colori e figure vibranti
Ogni pittore, quando dipinge, è come se volesse dare un’anima ai suoi soggetti: le sfumature di colore, il chiaroscuro, la stesura sulla tela sono tutti artifici che vanno in questa direzione. Spesso però l’intenzione dell’artista, a secoli di distanza, resta alquanto nascosta agli occhi dell’osservatore e l’aura di mistero che accompagna certi quadri si apre a una miriade d’interpretazioni.
La domanda che ci si pone, a questo punto, è la seguente: una musica coeva, o comunque attinente, può, in un certo qual senso, dare voce alle figure o far vibrare le cose di natura?
Se, con la giusta sensibilità, la scelta di una composizione musicale riesce a movimentare ciò che è fisso, un quadro acquista un valore aggiunto, un significato prima impensabile, un gusto che abbraccia occhio e orecchio.

Suoni materici
Ogni musicista, quando compone, ha di fronte la gamma innumerevole delle combinazioni sonore, tra cui sceglie quelle che meglio rappresentano il suo stato d’animo, oppure maggiormente imitano una condizione umana o un aspetto di natura.
All’ascolto del brano musicale, però, non sempre risulta chiara l’intenzione sottesa e la resa mimetica resta nascosta dietro l’evanescenza sonora.
La domanda che ci si pone, a questo punto, è la seguente: un dipinto coevo, o comunque attinente, può, in un certo qual senso, dare materia al suono?
Se, con la giusta sensibilità, la scelta di un quadro riesce a rendere concreto il suono, elemento invece impalpabile e inesteso, quest’ultimo assume allora spessore, materializzandosi nelle figure e nei colori e acquisendo così specificità e caratterizzazione.

Sinestesie
La sensazione umana, quando la sollecitazione deriva dal concomitante apporto di due o più sensi, assume uno spessore tale che s’imprime nell’animo e nella memoria con una vivacità unica.
Si può sottoscrivere ciò che il maestro Jordi Savall afferma in una recente intervista:
”Senza i sensi la memoria non si fissa: ricordiamo quello che ci emoziona. Le cose che non ci emozionano le dimentichiamo e senza memoria il nostro spirito non potrebbe esistere”.
L’occhio coglie i colori, le loro sfumature, le loro gradazioni, mentre l’orecchio percepisce i suoni, la loro armonia, la loro capacità evocativa: l’unione della vista e dell’udito dona al colore una sonorità e al suono una colorazione, in una simbiosi che fa del quadro o della composizione qualcosa di molto più ricco di quanto sia dato constatare nell’isolamento di ognuna delle due arti.
Tale procedura stimola la mente alla ricerca di una finalità ulteriore, l’apprensione della quale determina e nello stesso tempo aumenta il godimento della bellezza artistica: un quadro o una musica risultano così un’esperienza assolutamente affascinante, unica nel suo genere.

 

Un esempio
L’idea di approntare delle presentazioni multimediali in cui far interagire musica e pittura è nata quasi per caso, dall’ascolto del secondo movimento de L’inverno di A. Vivaldi, durante il quale, come per incanto, mi sono passati davanti in carrellata alcuni dipinti di Bruegel il Vecchio e Bruegel il Giovane, che ben descrivono la situazione di rigore e difficoltà insite in quella stagione.
La ricerca di altri quadri simili ha completato l’opera e infine si è trattato di assegnare al tempo gli intervalli adeguati per la visione in continuità della presentazione.
Da quel momento in poi è stata un’escalation, un susseguirsi di brani musicali da tradurre in quadri e di quadri da tradurre in brani musicali, nella costante consapevolezza che le scelte si rivelano assolutamente personali e completamente criticabili, comunque sempre giustificabili.
Intendo ora dare un’esemplificazione del mio modo di operare.
La presentazione in oggetto s’intitola La luce e l’ombra e accosta quadri di Georges de La Tour ad una composizione di Tobias Hume.
Georges de La Tour (1593-1652), pittore francese appartenente alla cosiddetta corrente dei caravaggisti, è maestro riconosciuto nel dipingere soggetti immortalati alla luce di una candela.
Tobias Hume (1569-1645), compositore inglese virtuoso della viola, uno dei principali strumenti solisti della musica barocca, è autore di una raccolta intitolata Musicall humors, da cui è tratto il brano utilizzato Harke, harke.

All’inizio (e in due riprese successive) la viola, lo strumento che per timbrica è più capace di imitare la voce umana, suona un motivo ricco di sfumature patetiche, incentrato sul registro più basso dello strumento, a indicare una sommessa partecipazione alla sofferenza e alla fragilità dei soggetti dipinti. (Maddalena allo specchio, Il sogno di S. Giuseppe, Giobbe deriso dalla moglie)

Maddalena allo specchio

Maddalena allo specchio

 

Il sogno di S. Giuseppe

Il sogno di San Giuseppe

 

Giobbe deriso dalla moglie

Giobbe deriso dalla moglie

 

Segue poi una parte tutta in pizzicato (di cui il brano rappresenta uno dei primi esempi nella storia della musica) che pone l’accento sull’istante di sospensione in cui la grazia divina raggiunge l’uomo e la luce della candela ne rischiara l’oscura notte interiore: il tempo si ferma per accogliere l’avvento dell’eterno. (Ragazzo che soffia nella lampada, Il pentimento di S. Pietro, Giovane cantore)

 

Ragazzo che soffia nella lampada

Ragazzo che soffia nella lampada

 

Il pentimento di S. Pietro

Il pentimento di San Pietro

 

Giovane cantore

Giovane cantore

 

Nel finale l’archetto percuote le corde, su un accordo tenuto, nella parte bassa del manico, in una progressione che va dalle note più gravi a quelle più acute, quasi a significare la conclusione di un’esperienza dolorosa quale l’esistenza terrena e l’apertura alla vita eterna.

Il particolare della Maddalena penitente, la candela riflessa nello specchio, attraverso la doppiezza dell’oggetto stesso, evoca in maniera sublime questo momento di passaggio.

L’intera presentazione può essere reperita all’indirizzo: http://www.youtube.com/watch?v=voETqahAPGw

Altre presentazioni sono disponibili sul mio canale di youtube all’indirizzo:
http://www.youtube.com/user/mauzcor?feature=mhee

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