APPUNTAMENTO AL CINEMA : “IL TRADUTTORE”

Recensione/Cinema “Il Traduttore”

A cura di Vittorio De Agrò

Il biglietto d’acquistare per “Il Traduttore” è: Neanche regalato

il traduttore

“Il Traduttore” è un film del 2016 diretto da Massimo Natale, scritto da Marie Giaramidaro, Nikolaus Mutschlechner, con:  Claudia Gerini, Kamil Kula, Silvia Delfino, Anna Safroncik, Marcello Mazzarella, Piotr Rogucki

Sì, serve un traduttore, ma per comprendere davvero che cosa gli sceneggiatori abbiano voluto raccontarci con questa storia .Sebbene siano trascorsi alcune ore dalla proiezione del film e il vostro cronista continua a interrogarsi sul vero messaggio intrinseco che il regista stesso abbia voluto trasmettere.

“Il traduttore” è oggettivamente un brutto film, ma come spesso capita di vederne in giro. Al di là della scadente sceneggiatura, di una regia televisiva di basso livello e dì interpretazioni dignitose ma prive di nerbo, ciò che scoraggia la visione di questa pellicola è l’assenza di una precisa identità drammaturgica.

La storia s’incentra su giovane studente rumeno Andrei (Kula) che grazie a una borsa di studio può studiare Letterature Classiche all’Università di Trento, ma per sopravvivere è costretto a fare l’aiuto pizzaiolo di sera e soprattutto di fare il traduttore per la polizia.

La professoressa (Delfino) che segue Andrei nella stesura della tesi gli propone un lavoro come traduttore per l’amica Anna Ritter (Gerini).La quale, rimasta da poco vedova, desidera leggere un diario segreto del marito scritto in tedesco per conoscere segreti. Andrei, sebbene sia fidanzato con una bella ragazza moldova che vorrebbe raggiungerlo in Italia anche senza permesso di soggiorno, è affascinato da Anna e la traduzione del diario diventa “galeotta” per i due.

Ha cosi inizio una breve e intensa storia sessuale ampiamente rappresentata in tre e lunghe scene. Il film convince poco sia come noir e attrae poco lo spettatore dal punto di vista erotico nonostante l’impegno e la fisicità notevole di Claudia Gerini.

Il ritmo e pathos narrativo sono blandi e sbiaditi e nonostante il film duro solo 90minuti si ha comunque una sensazione di lunghezza nello sviluppo.

Nel grigiore interpretativo, si salva Anna Safroncik, con una performance di commissaria dura e asciutta senza dover basarsi sulla bellezza esteriore bensì con bravura con la giusta e calibrata personalità.

Il finale aperto è lineare e positivo nel dare a ogni personaggio la speranza di una vita migliore.