Le Odi

LE ODI

LE ODI

A cura di Ludovico Anastasi

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E dove mi conducono,

all’alba,
le sagomate strade
come l’uomo e per mano d’uomo,
figlie della finitezza?
Scorazza la mia mente
su quegli asfalti
incontrando merli ed alberi orgogliosi di foglie in primavera.
Cerco un Salvatore
che mi rialzi
donandomi il candore di uno fra tanti, diverso fra i diversi che operano scioccati perche’ tutto ha una scadenza. Frantumate le utopie
non mi resta che rintanarmi nei ricordi di quella teoria di sguardi
con belle donne,
con occhi allora giovani e adesso stanchi,
anelanti ancora la bellezza.

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LE ODI

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Le Odi

A cura di Elisabetta Ternullo

 

Incanto è delicatezza:

in un frivolo battito d’ali

che mi sovviene fra le mani,

pullula silenziosa la mia estasi.

 

Incanto è ebbrezza:

nei sorsi di buio che inghiotto

con pezzetti di ghiaccio,

scivola liquida la mia meraviglia.

 

Incanto è candore:

in tutti i versi zuppi di pianto

che sventra e purifica il cielo,

rinasce il mio spirito.

 

Incanto è anima:

in ogni volto baciato

dai miei occhi meschini,

in ogni sembianza d’amore

che il mio amore coglie,

in ogni sillaba scritta

su questo foglio futile,

vive il mio incanto.

 

 

 

Fotografia: Mario Di Salvo

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LE ODI

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Le Odi

A cura di Ludovico Anastasi

 

E ci si regge a malapena

dietro le quinte

di questa scena

che applausi non strappa,

ne’ fiori e lacrime

per le ferite di soggiocati attori

girovaghi

lungo conosciute strade

dall’infuturibile presente,

proponenti copioni

gia’ recitati.

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LE ODI

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Le Odi

A cura di Ludovico Anastasi

DI NOTTE

Fosse stato piu’ freddo il clima

avrei superato il pantano in cui mi trovo

scivolando sul ghiaccio

e con la mano

indicato le stelle una ad una al mio io

che piu’ non trovo.

Sono importanti le stelle

per uno smarrito fra passato e presente.

Labile e’ la mente

per le minime cose da ricordare

ma non per gli screzi graffianti il cuore e la carne.

Ci vorrebbero maestri veri

perche’ la notte fosse culla di pensieri

soavi e di sogni affratellanti gli umani.

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LE ODI

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LE ODI

A cura di Ludovico Anastasi

 

Uccello al ramo

perché non canti?

E’ un inverno anomalo

questo

cosi’ mite

anche per le nostre parti.

Tutto sembra

anzitempo rifiorire,

tranne io

che passo gli anni

e mite non sono

e per un nonnulla mi torturo,

sempre barbaramente

amaro e morte interiore

mi procuro.

Nei vinti sta il coro dei difetti

e mi sarebbe caro sentirti cantare,

uccello al ramo,

per redimermi,

ma solo con le colpe

tu mi lasci.

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