L’INCONTRO CON ENRICO GAROZZO, CAMPIONE DI SCHERMA

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Recensioni ed Eventi

A cura di Salvo Cavallaro

Intervista esclusiva al campione di scherma Enrico Garozzo, acese classe 1989, schermidore italiano, atleta  dei Carabinieri. Specialista della spada, Garozzo ottenne i primi successi in ambito internazionale conquistando un argento individuale ai Campionati del mondo Cadetti di Taebaek nel 2006 e un oro individuale ai Campionati del mondo Giovani di Acireale nel 2008.

– Ciao Enrico, raccontaci le sensazioni del giorno dopo una medaglia.

Più che il giorno dopo, devo confessare che gli attimi più belli sono quelli in cui ti rendi conto di ciò sta succedendo. Quelli che precedono la fine dell’assalto che sai che te la consegnerà. Sono gli attimi più genuini. Il giorno seguente vieni travolto da tantissime situazioni che non sei tu a poter gestire. Il momento in cui te la godi di più è proprio quello che precede la fine dell’assalto.

– Quanti sacrifici occorrono per raggiungere un traguardo del genere? 

I sacrifici sono tanti, ma si fanno sempre con il sorriso sulle labbra, perché siamo persone fortunate che possiamo fare qualcosa che ci piace davvero. Sarei ipocrita nel dirti che non ci sono momenti di difficoltà, momenti in cui si è stanchi e che ti piacerebbe fare una vita più “serena e meno stressante”. Ma durano poco, perché alla fine si è consapevoli che non tutti hanno la possibilità di fare quello che piace di più.

– Da Taebaek nel 2006 a Mosca 2015 quanto sei cambiato?

Sicuramente sono cresciuto come uomo e come persona, oltre che ovviamente come schermidore. A Taebaek City nel 2006 ero un ragazzino. Ho usato la forza dell’incoscienza in molte situazioni, anche relative alla gara stessa. Adesso invece sono arrivato a Mosca 2015 maturo. Sono cresciuto e sono diventato adulto. Valuto molto di più le varie situazioni e di conseguenza decido come comportarmi, sia nella vita che in pedana.

– Ragionare da squadra o da atleta individuale cosa cambia?

Tra gara individuale e gara a squadre, soprattutto nella spada che è un’arma tattica, c’è molta differenza. Nella gara individuale sei tu contro il tuo avversario. Nella squadra si è in 4 più i tecnici. E quindi spesso non è facile adattarsi, spesso il giorno dopo, a una situazione così diversa rispetto a quella che si affronta nell’individuale. Nella gara a squadre bisogna sapersi mettere al servizio della squadra. Essere tutti funzionali, e saper trovare degli equilibri. Una cosa che credo di aver imparato negli anni, e penso che si possa applicare in tutti gli sport è che in una squadra non possono esistere prime donne!

– Cosa ti manca più della Sicilia quando sei in giro per il mondo?

Ovviamente più di tutto mi manca la mia famiglia, casa mia e i miei amici. Essendo anche particolarmente goloso non può che mancarmi anche tutto quello che è tipicamente nostro dal punto di visto culinario, dalla granita all’arancino.

– Cosa significa essere un carabiniere?

Colgo l’occasione per ringraziare L’Arma dei Carabinieri che mi permette di allenarmi e mi sostiene in tutte le scelte. Detto questo, noi atleti siamo Carabinieri atipici, non indossiamo quasi mai la divisa, non prestiamo servizio nel modo più classico. Quindi, probabilmente, ci manca la parte più “difficile” di essere un Carabiniere. Ma, grazie anche ai vari incontri a cui abbiamo l’onore di partecipare spesso, anche e soprattutto con le massime autorità dell’Arma riusciamo a sentire un forte attaccamento e senso di appartenenza.

– Di cosa non riesci a fare proprio a meno?

Non riesco a fare a meno di diverse cose, ma non rinuncio proprio mai a vedere la Lazio giocare. Da qualsiasi parte a qualsiasi orario, a meno che non mi trovi in pedana, riesco a trovare un modo per vedere la partita. È la mia croce e la mia delizia!

– Una cosa che volevi dire da tempo?

Mi piacerebbe riuscire a dare una mano in modo più concreto alla mia città. Mi è dispiaciuto quando non si è stati in grado di prendere la palla al balzo per una bella opportunità che si era presentata a Novembre per organizzare un evento che avrebbe fatto bene ad Acireale. Spesso ci si perde in chiacchiere e in lentezze burocratiche. Spero che nel futuro si ripresentino occasioni simili per la mia città. Se lo merita!!!!