Valorizzare il patrimonio archeologico: il Plan patrimoine antique de la Region Provence-Alpes-Cote d’Azur

Fig. 2 - Il dialogo tra il Teatro romano, l’Anfiteatro e il College S. Charles.

Archeologia & dintorni

A cura di Mariagrazia Leonardi

 

Entro un atteggiamento politico aperto alla salvaguardia del territorio, la Regione proprietaria Provence-Alpes-Cote d’Azur, consapevole dell’importante ruolo di memoria e significato della civiltà mediterranea europea assunto dall’imponente patrimonio archeologico di Arles, Vaison la Romaine, Fréjus, Saint-Rémy-de-Provence o Digne-Les-Bains, iscritto nella lista del patrimonio mondiale dell’umanità, e dei riscontri economici legati a una corretta valorizzazione e fruizione, propone nel 1999 di attivare insieme con l’aiuto dei comuni proprietari e di altre amministrazioni pubbliche un Plan pour le patrimoine antique.

Sulla base di un ingente investimento finanziario, ripartito tra Stato, Regione, Dipartimenti, comuni proprietari e mecenati privati,[1] il piano propone la valorizzazione del notevole patrimonio architettonico e urbano del Sud della Francia, attraverso l’uso di strumenti progettuali risultanti da una conoscenza approfondita della storia e delle condizioni attuali.[2]

L’église Notre-Dame du Bourg presso Digne-Les-Bains, l’Anfiteatro di Cimiez presso Nizza, l’Anfiteatro e il Teatro antico di Arles, la cripta dell’abbazia di Saint-Victor di Marsiglia, i resti archeologici di Saint-Rémy-de-Provence, l’Anfiteatro e il Teatro antico di Fréjus, il Teatro antico e l’Arco di trionfo di Orange, i siti antichi di Vaison-la-Romaine, sono solo alcune tra le principali presenze monumentali inserite per iniziativa del Presidente della Regione in un piano di conservazione e valorizzazione del patrimonio, attraverso un Comité Interministérial d’Aménagement et de Développement du territoire tenutosi ad Arles nel 1999.[3]

Dal momento in cui il piano è stato definito la Regione e i servizi del Ministero della Cultura si sono interessati della proposizione di un progetto di sensibilizzazione pubblica nei confronti di un turismo culturale e di una valorizzazione e fruizione del patrimonio urbano.

Nel corso dell’anno 2000 Stato e Regione fondano dunque l’Agence pour le patrimoine antique, in attività sin dal 2001 sotto la presidenza di M. Philippe Joutard, docente universitario, e la direzione di M. Bernard Millet, conservateur du patrimoine.

Le prime risultanze di un tale operato, sono: la diffusione mediatica del Piano in presenza delle autorità politiche,[4] la definizione di progetti di formazione culturale e sensibilizzazione giovanile, il lancio di campagne fotografiche,[5] la proposizione di accordi di cooperazione con paesi stranieri.[6]

 

Il caso della città di Arles

La città dei monumenti romani e medievali, frutto del combinarsi e dello stratificarsi degli eventi storici sul limite settentrionale della Camargue, dipendeva nel VI secolo a.C. dalla repubblica greca di Marsiglia, la quale attraverso Arelate aveva fondato le colonie di Glanum, (Saint-Rémy-de-Provence) e di Cabellio (Cavaillon).

Sotto il dominio di Marsiglia greca Arelate, poi Colonia Julia Paterna Arelate Sextanorum, si impostava su di un impianto urbano regolare nella disposizione dei propri isolati e nell’organizzazione del suo assetto viario, modificandosi sotto il successivo dominio romano, in una città poligonale, limitata a est dal Bourg Neuf, a sud dall’attuale Promenade de la Lice, a ovest dal Borg Vieux.

Il sobborgo de la Roquette a ovest, alla cui comparsa si lega il posizionamento del futuro Circo romano, che opposto alla monumentalità dell’anfiteatro si colloca vicino alla necropoli del Plan-du-Bourg, alcuni muri e altri scavi presso Trinquetaille, la collocazione delle necropoli lungo le vie d’ingresso, e in particolare lungo la via Aurelia proveniente dall’Italia, quelle che poi diverranno il cimitero degli Alyscamps, quelle a ovest della città, presso il circo e Trinquetaille, si ergono ancora a testimonianze dei confini di un’immensa città romana e dei suoi ampliamenti extramoenia.

Verso la fine del I secolo, durante il periodo flavio, la città trasbordava le mura, elevate durante il principato di Augusto e, grazie alle condizioni di prosperità economica, a Trinquetaille si sviluppava un quartiere molto ricco, dove costruzioni modeste si modificavano ampliandosi sino a raddoppiare il sobborgo a nord.

La topografia urbana di Arles romana, pur nelle sue modificazioni, è ancora oggi leggibile per parti nella via proveniente da Marsiglia e dall’Italia, che, costituendo il decumano, entrava da est attraverso la Porte de la Redoute, dove si colloca oggi la piazza omonima, raggiungeva l’anfiteatro e piegava a ponente, nelle altre strade che a nord e a sud del decumano massimo correvano parallele da est a ovest, nei resti del cardo che, perpendicolare al decumano, da nord a sud traeva inizio dal “Palazzo di Costantino” e scendeva lungo il lato est dell’attuale piazza della Repubblica, e nelle altre vie parallele al cardo, una delle quali a est sfiorava il fronte del teatro.

Nella parte bassa della città attuale, la citè, l’impianto urbano imposto dai romani permane dunque nei suoi allineamenti nord-sud e est-ovest, secondo i suoi due assi principali, il decumanus, corrispondente all’attuale rue de la Calade, e il cardo, oggi rue de l’Hotel de Ville. Gli isolati, identici, si mantengono inscritti in una rete viaria dove gli spazi più ampi si riservavano alla costruzione dei grandi monumenti pubblici del Teatro, del Foro, dell’Esedra del Museo Arlaten, delle Terme de la Place de la République, e di quelle più a nord, successive, che divenivano parte integrante della composizione urbana.

La distruzione delle mura a nord-est, aveva favorito infatti la nascita di un nuovo quartiere con un proprio tessuto viario organizzato attorno a un anfiteatro, non più inscritto nella trama originaria, bensì ruotato di un’angolatura molto accentuata, suggerendo una successiva deviazione dell’orientamento della partitura urbana.

Degli ampliamenti urbani originatisi fuori dalle mura permangono i resti del Bourg Vieux, con una rete viaria orientata secondo l’andamento del Rodano e del Bourg Neuf, con la sua tessitura radiocentrica impostata sull’Arc Admirabile (piazza Voltaire), demolito nel Seicento, e sulla posizione del ponte romano sul Rodano, anch’esso scomparso.

La particolarità dell’urbanità romana di Arles si colloca nella discontinuità esistente tra la tessitura della maglia rurale e l’impostazione dell’impianto urbano, dato che nel caso di una fondazione ex nihilo, atto quasi religioso, gli assi urbani si prolungano direttamente attraverso l’intero territorio servendo da riferimento per la maglia rurale, come nel caso della città di Orange. Il prolungamento discontinuo dei sistemi di impostazione dell’impianto rurale di Arles può spiegarsi nell’aver tenuto in considerazione durante il dominio romano il sistema greco precedente, nel rispetto di una città dalle importanti strutture preesistenti.

Oltre all’intelaiatura ortogonale, visibile e rintracciabile nel centro urbano è la traccia di una strada obliqua, che correva a ponente in corrispondenza dell’attuale rue de la République, conducendo a un ponte sul Rodano e costituendo poi la fortificazione di ponente del Basso Impero.

Resti monumentali imponenti e spazi ipogei ricordano dunque l’importanza assunta dalla città romana. All’incrocio del cardo e del decumano, il Foro, con sottoterra i cosiddetti criptoportici, i resti degli stabilimenti termali, il Circo, la Basilica, la consistenza e la severità architettonica del Teatro, dovuto probabilmente ad Augusto e che ricorda quello di Marcello di Roma, e dell’Anfiteatro, assai simile a quello di Nimes, si collocano in perfetta armonia per orientamento e collocazione con il tessuto urbano.

Le successive Terme di Costantino (IV secolo), le necropoli degli Alyscamps, gli acquedotti, sorgono ancora oggi come segni della prosperità economica della colonia romana che nel V secolo divenne capitale ufficiale della Gallia, e di una Arles attuale, nel cui modificarsi e rinnovarsi predomina la continuità del dialogo con la storia.

Testimonianze della seconda epoca di splendore della città, il IV secolo d.C., quando sotto l’impero della dinastia di Costantino, la città doppia, come la definisce Ausonio, si arricchiva di monumenti, restano le Terme, presso il Rodano, e l’ala nord dei criptoportici costituita da una galleria con arcate, che si colmavano di spazi commerciali su di una piazza pubblica, circondata da un tempio, pervenutoci solo per brani per lo stratificarsi di un centro abitato che si sarebbe impadronito dei resti del Foro nella seconda metà del V secolo, distruggendone gran parte.

A sud della città, fuori delle mura, sul sito dell’Esplanade, si scoprono altre terme resistite a una grave distruzione della fine del III secolo e ancora in uso nella metà del IV.

Il centro antico di Arles nel suo essere insieme urbano stratificato e nel suo consolidarsi in miscellanee di eventi storici, si manifesta dunque oggi come collage delle differenti epoche rappresentative della storia della civiltà mediterranea.

Nonostante gli abusi e i riusi subiti a partire dalla seconda metà del VI secolo, per la crescita della popolazione dovuta al trasferimento della Prefettura de Trèves, il Circo, il Teatro e l’Anfiteatro, resistono ancora oggi come presenze identitarie urbane.

E anche quando tra i secoli VII e XII la città si mantiene ancora compatta dentro le mura medievali e in parte di quelle romane, che inglobavano il portico del teatro trasformandolo in torre di difesa, i propri monumenti romani resistono ancora, anche se spogli come il teatro, o riutilizzati con usi differenti, come le terme a nord, divenute palazzo nobiliare o l’Anfiteatro, trasmutato in villaggio.

Anche se nei secoli Quindicesimo e Sedicesimo l’architettura si rinnova sulle idee provenienti dal Rinascimento italiano, la città romana resta sostanzialmente immutata. Nel Diciassettesimo secolo le sole modificazioni del tessuto urbano sono apportate dall’imporsi di edifici religiosi attorno alla città e dalla costruzione di nuovi e grandi palazzi mentre nel Diciannovesimo secolo Arles si rinnova nel progetto della promenade des Lices e nella liberazione del teatro e dell’anfiteatro romani dalle superfetazioni.

Secondo un concetto di patrimonio che implica sempre più la nozione di appartenenza all’entità urbana entro la quale si collocano i complessi storici con l’insieme dei monumenti e delle opere architettoniche antiche, in continuità e integrazione con la città di pietra, che secolo dopo secolo si è trasformata e rinnovata pur senza interrompere il dialogo con le sue epoche precedenti, un’enorme eredità romana, iscritta dopo il 1986 dall’Unesco nella lista del patrimonio mondiale dell’umanità, ha simboleggiato, così come simboleggia ancora, l’identità dell’intero paese di Arles. Nei secoli passati la romanità ha costituito un inestimabile repertorio di forme, di tecniche e di linguaggi espressivi; i grandi monumenti sono stati rifugi benevoli, i loro materiali hanno permesso di edificare abitazioni e cinte murarie, l’Anfiteatro è rimasto per mille anni un quartiere urbano residenziale, con due chiese, fino a quando il sindaco Laugier de Chartrouse nel 1825 intraprendeva l’espropriazione delle abitazioni impiantate nelle rovine del monumento e iniziava l’intervento della sua liberazione visiva, completato nel 1830.

Stessa impresa è stata lanciata nel 1833 per riesumare le rovine del teatro antico, anche se l’intervento municipale impiegherà settantacinque anni per giungere a compimento solo nel 1908.

Anche se il concetto di monumento storico, nato nel Quindicesimo secolo con il Rinascimento italiano, si converte nel Diciannovesimo secolo nelle sue forme applicative, la nozione di “Patrimonio urbano” è molto più recente, tanto che i testi legislativi cominciano a preoccuparsi dei dintorni dei monumenti a partire dal 1943 e dei siti nel 1930 e solo con la Legge Malroux del 1962 sui settori di salvaguardia il patrimonio urbano è realmente riconosciuto come tale.

In particolare in Arles sono identificate nel corso degli anni Settanta come settori di salvaguardia diverse zone tra le quali: il centro storico, le zone residenziali suburbane del sobborgo di Trinquetaille e, a sud della citta, le necropoli (Alyscamps, Plan-du-Bourg, Trinquetaille).

Fig. 1 - In alto: veduta della città di Arles in epoca medievale. A sinistra: modello di  ricostruzione di Arelate romana. Dal confronto delle planimetrie storiche rispettivamente risalenti al V secolo e al XII secolo con quella attuale in basso a sinistra che descrive il settore di salvaguardia del patrimonio urbano, si conferma l’impressione della continuità della presenza romana dall’antichità sino ai nostri giorni.

Fig. 1 – In alto: veduta della città di Arles in epoca medievale. A sinistra: modello di ricostruzione di Arelate romana. Dal confronto delle planimetrie storiche rispettivamente risalenti al V secolo e al XII secolo con quella attuale in basso a sinistra che descrive il settore di salvaguardia del patrimonio urbano, si conferma l’impressione della continuità della presenza romana dall’antichità sino ai nostri giorni.

L’interesse della ville d’Arles per le proprie vestigia antiche, percepibili fin dalla lettura del suo paesaggio urbano, è intuibile nella conservazione dei suoi monumenti o nel permanere dei tracciati nella viabilità attuale secondo principi di marcata continuità tra città antica e contemporaneità.

Presenti nella vita di tutti i giorni, i resti del passato non permangono solo nell’uso dei monumenti antichi, ma si confermano negli edifici della città moderna, che ne riprendono allineamenti e talvolta elementi murari, e nella permanenza dei tracciati dei grandi assi ortogonali attuali che si sovrappongono alle tracce delle antiche vie del VI secolo a.C. secondo uno schema regolare originario non solo del mondo romano, bensì in gran parte impostato fin dall’epoca greca, o nel mantenersi dell’uso pubblico dell’area forense, essendosi elevato nel braccio sud dell’antica costruzione, nel Tredicesimo secolo, il palazzo del podestà, completato più tardi dal palazzo del Comune.

La città di Arles si impegna, entro il Plan patrimoine antique, in una riflessione, dal 2000 al 2006, sulla riqualificazione degli spazi e sulla riproposizione di luoghi di ingresso e di mediazione ai monumenti antichi.

Così Bouzid Sabeg, directeur du Patrimoine d’Arles e membre de la Commission Régionale de l’Architecture et du Patrimoine, in occasione della scoperta di uno tra i più antichi siti archeologici urbani (risalente al IV secolo a.C.), durante i lavori di realizzazione di un parcheggio urbano, avanza nel 2003 alcune piccole proposte entro una politica di compromesso tra gestione del parcheggio e salvaguardia del patrimonio archeologico, in modo da ripensare la Square Morizot così da rendere le vestigia archeologiche accessibili al pubblico.[7]

Per i resti ipogei del cardo romano, che, ritrovati nei pressi del Boulevard des Lices, si manifestano come una estraneazione archeologica nei confronti delle relazioni urbane che li circondano senza coinvolgerli, la città ipotizza successivamente un modesto progetto di integrazione visiva insieme a alcuni scavi complementari attraverso l’uso di un piccola architettura contemporanea, il nuovo ufficio del turismo, che, collocandosi come quinta scenica di uno spazio pubblico, diviene occasione per fruire le rovine.[8]

Un progetto di conoscenza dell’area delle Terme di Costantino, è affidato invece agli studi di archeologia urbana dell’archéologue Jean Marc Mignon, per proporne la liberazione visiva, nella demolizione parziale degli edifici degradati antistanti, e la creazione di supporti culturali e di accoglienza, mentre ulteriori riflessioni si pongono sulla musealizzazione del polo Cripto-Arlaten, per collocare sulla piazza della Repubblica un nuovo sistema di ingresso al Criptoportico, limitato in un angusto spazio della eglise Sainte-Anne, per trasmutare la chiesa in sala espositiva del patrimonio storico, riorganizzare il Museo Arlaten, integrandovi la chapelle des Jésuites, e rinnovare le strutture di supporto all’Espace Van-Gogh.

Gli interventi sull’Anfiteatro e sul Teatro, monumenti storici già dal 1840,[9] si dibattono sulle tematiche del restauro e della riqualificazione spaziale del vuoto urbano frappostovi, nel tentativo di trasformarlo da spazio residuale in uno spazio piazza.

 

 

Fig. 2 - Il dialogo tra il Teatro romano, l’Anfiteatro e il College S. Charles.

Fig. 2 – Il dialogo tra il Teatro romano, l’Anfiteatro e il College S. Charles.

 Fig. 3 – Il dialogo tra i tre monumenti storici.


Fig. 3 – Il dialogo tra i tre monumenti storici.

Col fine di ricucire la ville historique con la ville contemporaine, un ulteriore pensiero la città lo rivolge nel 2006 all’eliminazione della Avenue de la Division, che trancia in due gli attuali resti del Circo romano, e alla riqualificazione dell’area intorno all’attuale Musèe de l’Arles antique.

Il Museo nasce sulla scorta dell’idea, risalente al 1968, di raccogliere in un unico luogo l’insieme delle collezioni archeologiche disperse per carenza di spazi, e di creare un solo polo sufficientemente vasto e flessibile da ospitare l’intero patrimonio antico di Arles. Nel 1983 la città bandiva a tal fine un concorso di architettura conclusosi con la vittoria di Henri Ciriani, che nel 1995 inaugurava il proprio Musée de l’Arles antique.[10]

Fig. 4 – Il museo di Henri Ciriani e i resti del Circo romano.

Fig. 4 – Il museo di Henri Ciriani e i resti del Circo romano.

L’architettura del museo è collocata tra il fiume Rodano e il canale proveniente dal Pont Van-Gogh su di una penisola, sulla quale si trova il Circo romano,[11] tranciato dalla città vecchia da un’arteria stradale a scorrimento veloce, la Avenue de la Division.

Luogo cerniera, sul piano culturale, tra la veille ville e la ville nouvelle, il museo[12]  avrebbe dovuto anche costituire un segno architettonico per la città, la nuova porta urbana, contemplando storia e caratteristiche culturali della Regione mediterranea francese, rispettoso dei principi di un piano più ampio, approvato nel 1980, che prevedeva oltre alla realizzazione del museo e alla liberazione delle rovine archeologiche, la costruzione di una biblioteca di quartiere, la riqualificazione del canale a monte della chiusa d’Arles con la creazione di sistemi ricreativi sul limite del bacino, convertendo gli spazi residuali in giardini urbani e promenades sull’archeologico.

Fig. 5 – Collocazione ambientale del Museo.

Fig. 5 – Collocazione ambientale del Museo.

Dei candidati invitati a partecipare al concorso di architettura, indetto a due fasi: M. Henri Ciriani, MM. Claude e Marchetti, MM. Claude Damery, pierre Vetter, Gilbert Weil, M. Antoine Grumbach, MM. Joly, Cristofol, Grava, Mangeretto, Zawadsky, M. Eugene Manolakakis, MM. Jean Maurette, Jean-Mchel Guillaume, Lionel De Jean de la Batie, MM. Jean Nouvel, Gilbert Lezenes, MM. Terrin, Agopian, Daher, Gehri, Guy, Inglesamis, Magnani, Sarxian, MM. Tourvieille Yves- Marie, Bernard Le Marie, dopo la visione dei dossiers, solo due sono stati ammessi a partecipare alla seconda: M. Henri Ciriani e il Groupe Champs Urbains  (Messieurs Tourvieille de Labrouche, Lemarie, Legrand).[13]

Integrandosi con l’area, il Circo romano e gli assi della viabilità, attenta al paesaggio e all’organizzazione urbana, l’architettura di Ciriani, nella sua forma semplice e flessibile, nell’articolazione del triangolo equilatero attorno a un centro, traduce lo spirito del programma museografico nella tripartizione degli spazi nella conservazione e nella presentazione, nella ricerca e nell’accoglienza.

 Fig. 6 – L’organizzazione degli spazi interni.


Fig. 6 – L’organizzazione degli spazi interni.

Estraneo come geometria al mondo romano, il museo si giustappone al circo antico nel creare, come sostiene Laurent Beaudoin,il collegamento con una tradizione che nella geometria e nella scala aveva due regole sufficienti per creare un monumento, quali ne fossero le dimensioni” [14] e diviene dunque pur nella diversità geometrica, espressiva, formale e materica, esso stesso “Monumento” in omaggio alla Romanitas.

Per l’architetto Ciriani: “Il museo non è più un luogo fissato su se stesso, riservato a un’élite secondo i propri gusti, ma è integrato nella vita quotidiana (…) per Arles ho sempre avuto la pretesa di fare qualcosa di romano, ma di un romano al giorno d’oggi”. [15]

Fig. 7 – Particolare della discesa al Circo romano.

Fig. 7 – Particolare della discesa al Circo romano.

[1] Il 23 luglio 1999 il CIADT ha preso la decisione di impegnare 300 milioni di Franchi per un piano per il patrimonio archeologico (100 milioni il ministero della Cultura e 200 il FNADT).

1 I principi del piano sono stati accettati dal Presidente del Consiglio Generale del Bouches-du-Rhone, nella speranza che lo sforzo dello Stato fosse accompagnato da un aiuto delle collettività pubbliche intermediarie.

Fin dal mese di luglio 1999 il piano prevedeva un totale di spese di 700 milioni di Franchi, ripartiti in: 300 per lo Stato, 300 per la Regione, i Dipartimenti e i comuni proprietari e 100 per i mecenati privati.

[2] Una prima convenzione tra Stato e Regione è stata stipulata il 12 ottobre 2000, dove la Regione si è impegnata ad apportare 150 milioni di Franchi. Allo stesso modo lo Stato ha proposto a ciascun Dipartimento la firma di una convenzione bilaterale analoga ma limitata ai monumenti di ciascun dipartimento.

Tali convenzioni sono state firmate il 18 dicembre 2000 per il Dipartimento di Vaucluse, il 16 agosto 2001 per il Département des Alpes-de-Haute-Provence, il 12 ottobre 2001 per il Département du Var. Il Consiglio generale del Bouches-du-Rhone ha deliberato parere favorevole il 22 giugno 2001.

Per quanto concerne i comuni: la città di Arles ha firmato una convenzione il 18 ottobre 2000 per l’Anfiteatro e l’8 dicembre 2000 per il Teatro Antico, Fréjus ha firmato una convenzione il 20 ottobre 2000, Saint-Rémy-de-Provence il 25 ottobre 2000, la città di Nizza il 31 dicembre 2000. Nel corso del 2001 hanno firmato le città di Marsiglia (3 settembre 2001) e Digne-Les-Bains (7 dicembre 2001). Per la città di Vaison-la-Romaine è stata discussa una convenzione nel mese di marzo del 2001 ed infine per la città di Orange la convenzione è stata rivista dall’architetto dirigente della sovrintendenza monumentale nel 2003.

Gli studi preliminari ai lavori progettuali hanno previsto la disposizione di un quadro generale dello stato di fatto e di un programma dove sono stati definiti le aree soggette d’intervento e gli obiettivi da presentare, su richiesta della Direzione Regionale degli Affari Culturali, all’architetto sovrintendente ai monumenti storici.

La maitrise d’ouvrage dei lavori di restauro è stata esercitata dalla DRAC o dai comuni in funzione delle possibilità finanziarie di questi ultimi, ma il Service Régional de l’archéologie e il laboratoire de recherche sur les monuments historiques sono stati istruiti sui progetti di studio e l’Inspection générale du patrimoine, è stata consultata sull’avanzamento dei progetti.

La commissione interregionale sulla ricerca archeologica e la commissione superiore dei monumenti storici hanno fornito il loro parere su ogni dossier di studio e di restauro e il Consiglio Nazionale sulla ricerca archeologica ha contribuito alla valutazione del piano.

[3] Nel caso di resti e siti archeologici un dossier di protezione viene comunemente redatto dalla Direction régionale des affaires culturelles par le Service régional de l’archéologie. Un primo dossier è generalmente sottoposto alla delegazione permanente della Commission Régionale du Patrimoine et des Sites – CRPS, la quale ha l’opportunità di richiederne un ulteriore approfondimento.

Il secondo dossier, più approfondito, contiene una documentazione dettagliata sull’immobile o sull’area (situazione giuridica e amministrativa, fonti documentarie e storiche, descrizioni della situazione attuale e proposte di valorizzazione), un rilievo grafico approfondito (estratti catastali, piante e sezioni) e un rilievo fotografico.

Il dossier è sottoposto al parere di esperti territorialmente competenti: l’architetto des batiments di Francia, l’architetto sovrintendente ai monumenti storici, il conservateur régionale dei monumenti storici, il conservateur des monuments historique, il conservateur régional de l’inventaire, il conservateur régional de l’archéologie.

[4] Il piano è stato presentato alla città di Arles nel mese di luglio 2001, in presenza del Segretario di Stato al patrimonio e alla decentralizzazione culturale Michel Duffour.

[5] Una campagna fotografica dell’intero patrimonio culturale, condotta dall’artista italiano Gabriele Basilico, è stata presentata ad Arles nell’anno 2002.

[6] Da un bilancio degli studi condotti:

Les arénes di Cimiez di Nizza – lo studio preliminare è stato condotto il 27 settembre 2001 dall’architetto in capo M. Gatier. I risultati sono pervenuti il 28 febbraio 2002.

L’intervento di restauro garantisce il mantenimento e l’uso dell’anfiteatro per spettacoli.

L’Amphithéatre d’Arles – lo studio preliminare realizzato dall’architetto in capo M. Pierrot, nel 1998 è stato modificato e approvato il 22 novembre 2001.

Un progetto architettonico e le tecniche di restauro di sette settori prototipo sono stati stabiliti nel corso del 2001 e i lavori progettuali hanno avuto inizio nel mese di aprile 2002.

Le théatre antique d’Arles – uno studio preliminare è stato condotto nel 1998 ed è stato commissionato un progetto architettonico e tecnico all’architetto in capo ai monumenti storici M. Botton nel mese di giugno 2001. La scenografia è stata commissionata all’architetto François Seigneur.

I siti antichi di Vaison-la-Romaine – i lavori affidati all’architetto M. Reppelin, riguardano la riqualificazione del sito e del Teatro.

L’amphithéatre de Fréjus – dello studio preliminare è stato incaricato l’architetto M. Flavigny, nel  2001, e i lavori di studio sono stati ultimati nel 2002.

La cripta dell’Abbazia Saint-Victor, Marsiglia – lo studio preliminare è stato affidato all’architetto M. Botton nel corso del 2002 con la proposizione di un progetto nel 2003.

Le théatre antique d’Orange – uno studio per il restauro della copertura della scena e del proscaenium è stato ordinato all’architetto in capo ai monumenti storici M. Reppelin.

Le antichità di Saint-Rémy-de-Provence – uno studio, commissionato all’architetto in capo M. Botton, è stato ultimato nel marzo del 2001 e il PAT corrispondente si è concluso durante l’anno 2002.

L’obiettivo del progetto è stato quello di migliorare da una parte l’immagine del sito, dall’altra di restaurare gli edifici particolarmente degradati.

[7] Il  progetto è affidato all’architetto Corinne Vezoni.

[8] Il progetto dell’Esplanade des Lices è affidato all’Atelier Yves Lion.

[9] Les Arènes e il Teatro sono classificati monumenti storici nel 1840, per iniziativa di Prosper Mérimée. Il teatro è stato oggetto di una campagna continua di restauri sotto la direzione degli architetti in capo C. Questel (1845-1860), H. Revoil (1861-1900), J. Formigé (1902-1918), J. Formigé figlio (1919-1960).

[10] Nel 1784 si decide di creare il primo musée lapidaire della città di Arles, creando il Musée Public des Antiquités d’Arles presso gli Alyscamps. Ben presto questo è incapace di supportare l’intera quantità di beni archeologici a esso attribuibile, nonostante l’ausilio dell’antica église Sainte Anne con la chapelle des Jèsuites. Nel 1968 si decide dunque di raccogliere in un unico luogo l’insieme delle collezioni disperse per mancanza di posto, e di creare un unico sistema sufficientemente vasto e flessibile da ospitare l’intero patrimonio antico e tutte le funzioni tecniche di supporto.

La prima pietra del museo è posta nel 1988. Molti anni vengono impiegati per cercare dei contributi finanziari di supporto al progetto. Hanno contribuito alla sua realizzazione : il Ministére de la Culture par la Direction des Musées de France, il Conseil Régional Provence-Alpes-Cote d’Azur, il Conseil Général des Bouches-du-Rhone e la Commission des communauts européennes con i Fonds européen de developpement.

[11] Le numerose campagne di scavo condotte nel 1973, nel 1974, nel 1978 e nel 1979, hanno permesso di ritrovare i resti di un immenso ippodromo romano, e hanno posto in luce alcuni elementi importanti delle tribune della pista Sud-est, dell’asse di spina e della organizzazione del prospetto.  La pista si trovava a 2,05 m sotto il livello del suolo, e quello avrebbe dovuto essere il nuovo livello, secondo lo spirito del concorso di architettura per la restituzione del monumento romano e per l’impostazione dell’intera costruzione contemporanea.

[12] Il concorso di idee è organizzato dalla ville nel 1982 con l’aiuto della Mission Interministérielle par la qualité des constructions publiques, della Direction de l’Architecture al Ministére de l’urbanisme et du logement e la Direction des Musées de France.

[13] Il primo giudizio è emesso il 22 aprile 1983, il secondo l’8 giugno 1984 e porta come vincitore Henri Ciriani.

I criteri secondo i quali la giuria avrebbe scelto il vincitore sono: l’integrazione del progetto al sito, al circo romano e agli assi della viabilità, l’integrazione al paesaggio e all’organizzazione urbana, l’adeguamento al programma museografico, e ai percorsi di fruizione degli interni.

[14] Cfr. Henri E. Ciriani, Il museo archeologico di Arles, pensieri raccolti da Laurent Beaudoin, in Casabella 618, Dicembre 1994, pag. 5. Il nucleo centrale è un triangolo aperto che diventa perno verticale del movimento dei lati dell’intera figura. Le tre ali si prolungano per dare una direzione alla spirale. Ciriani articola e smonta la figura base, scavandola negli angoli e imponendole un percorso espositivo circolare cui si agganciano altri percorsi. Lecorbusieriani sono: l’uso della spirale nei percorsi del museo, ripreso anche da Wright, la luce, la fluidità dei percorsi, la copertura.

[15] Cfr. la relazione del Concorso di Architettura e, per l’ultima parte, Casabella 618, dicembre 1994, pag. 17.