Recensioni
A cura di Salvo Germano
Dall’analisi delle attività e del profilo di Antonella Giordano – condirettrice di International Web Post, giornalista culturale, scrittrice ed attivista per i diritti umani – emergono temi pilastro ben definiti: l’impegno contro il bullismo e cyberbullismo, la promozione della parità di genere, il giornalismo d’inchiesta e di servizio improntato ad una rigorosa etica, e il racconto biografico di figure storiche e artistiche (come nel suo romanzo “Una storia in Chiaroscuro” o nei suoi articoli su Frida Kahlo e Grazia Deledda.

D. Tra tutte queste attività, tra cui non ho citato la sua attività didattica presso l’Università di Siena, quale le è più congeniale e alla quale non riuscirebbe a rinunciare, se ipoteticamente, la sua giornata si dovesse accorciare per motivi familiari, di salute o altro?
R. La quasi totalità delle mie attività professionali ha sempre richiesto un impegno nella scrittura. La scrittura è stata, ed è, la nota quotidiana della mia vita e non riesco a immaginare di rinunciarvi. Per me ha lo stesso valore e produce il medesimo effetto della necessità primaria di alimentarmi. Nelle giornate in cui maggiori sono le richieste familiari, le difficoltà dovute alla salute ovvero quelle dettate dal volontariato riesco comunque a non venir meno al piacere della scrittura ottimizzando il tempo, talora minimo, nel mio “altrove”, un piccolo spazio silenzioso in cui il pc convive con appunti, agende, post-it, con annotazioni spicciole da approfondire. Che sia un editoriale, un articolo giornalistico, una pagina del libro che sto scrivendo, ovvero una riflessione o qualche verso scrivo sempre, felice di sentirmi immune dall’aridità e viva in quello che ritengo sia la vera ricchezza che dà senso ai giorni.
D. Sul ruolo etico e sociale della cultura le è molto a cuore il tema dei Diritti e del Rispetto, portando nelle scuole tali valori, tra cui la sensibilizzazione dei giovani contro il bullismo e il cyberbullismo. In un’era dominata dell’immediatezza digitale e dai social media, in che modo crede che il giornalismo culturale e la scrittura possano diventare strumenti efficaci e non retorici per educare i ragazzi all’empatia e all’inclusione?
R. Credo che il giornalismo non debba essere una mera erogazione di notizie ma debba essere uno strumento di informazione e, inerzialmente, anche di apprendimento ed educazione alla comprensione delle parole. La nostra società, purtroppo, non usa parole, ma tende sempre più a sfuggire al confronto, perché mancandole il senso delle parole tende ad esprimersi mappando concetti privi di oggettivo fondamento o clonando “oratori mediatici” culturalmente erosi . Nei miei webinar (c’è stato un anno in cui sono riuscita a condurre un percorso formativo che ha coinvolto 21 licei da nord a sud frequentatissimi malgrado fossero obbligatoriamente in orario extracurriculare) e nei seminari in presenza ho registrato un interesse fortissimo verso il modello culturale di cui sono portatrice.
D. Nei suoi articoli su International Web Post e nei suoi libri approfondisce spesso il legame tra donne, riscatto e storia – basti pensare ai suoi focus su icone come Frida Kahlo, Grazia Deledda o alla biografia ‘La signora dai cento cappelli’.
Quale è la sfida più grande nel raccontare la vita di un’altra persona? Mantenere la fedeltà e l’etica dei fatti tipica del giornalismo o inserire al contempo la sensibilità emotiva di chi la scrive.
Avrebbe voluto togliere o aggiungere qualcosa di suo per orientarne l’indole?
R. Mantenere viva la memoria storica su fatti e persone non marginalizzata alla sola esposizione della diacronica, che è loro propria, rappresenta uno degli impegni a me cari. Cerco nelle pieghe delle pagine dei libri di storia spunti per andare ad approfondire aspetti inediti delle tante vite obliate dalla storiografia ufficiale e dinamiche di straordinaria attualità. Tutto ciò che scrivo o racconto attraverso l’emittente radiofonica di cui sono direttrice di testata è frutto di ricerca documentale e, pertanto, fedele alla veridicità delle fonti consultate.
Il solo additivo presente nei testi è nell’abbrivio agli stessi in cui offro al lettore, attraverso un’analisi critica degli aspetti controversi, motivi di riflessione e occasioni di studio comparativo.
D. Credo che lei riconosca la sua autorevolezza come condirettrice di testata nell’analizzare la società in chiave socio economica e di genere.
C’è mai stato qualche attrito con il suo condirettore?
Ha condiviso sempre le stesse sue battaglie e la visione della realtà?
R. International Web Post non è la sola testata per la quale lavoro ma è quella in cui – da quando non mi dedico più alla politica economica e fiscale, ho deciso di dedicarmi alla cultura dell’umano e alla cultura ambientale. (ossia dal 2020) Sono presente quotidianamente con miei contributi e con quelli della squadra di professionisti che in me trovano il solo riferimento per aver accesso alla pubblicazione. Il direttore non l’ho mai incontrato come nessuno dei collaboratori che forniscono i contributi tematici indicati nella gerenza.
Gli invio i pezzi per mail e ricevo per whatsapp il link di pubblicazione il giorno seguente. Nel 2023 strutturai il format secondo ben precisi criteri razionali al fine di dare una linea editoriale ma nel tempo essa è stata in gran misura modificata. Non mi sono state date possibilità di contatto con le persone indicate nella gerenza e possibilità di interventi di correzione di refusi ovvero di segnalazione di errori o criticità rilevanti deontologicamente.
Il direttore non condivide sicuramente il mio impegno civico e professionale se non con note di stima. Ignoro quale sia la sua visione della realtà.
D. Mi risulta che lei, è stata una ‘enfant prodige’, avendo imparato a leggere all’età di tre anni. Mi risulta anche che
per mantenersi gli studi durante il periodo universitario dava lezioni private sia ai liceali che agli studenti universitari della Sapienza, aiutando a redigere le tesi di laurea?
R. Sì, Professore. Ho imparato a leggere all’età di tre anni. A 14 anni vinsi una borsa di studio che mantenni per tutta il percorso liceale. Non mi ritengo una enfant prodige ma solamente una persona che fin da bambina ha avuto una grande curiosità e un forte senso del dovere. Per tutto il periodo degli studi universitari e fino a quando non ho intrapreso l’attività professionale stabilendomi a Roma ho vissuto in provincia impartendo lezioni private a tantissimi ragazzi e ragazze in tutti i giorni dell’anno (anche in estate) ad eccezione dei giorni festivi. Organizzavo i mei alunni e alunne nell’arco della giornata.
I ragazzi che avevano bisogno di prepararsi per i concorsi pubblici li ricevevo al mattino dalle 6 alle 7,45 e poi la sera dopo cena dalle 21,30 alle 22,30. I liceali li preparavo per l’esame di maturità. Nei pomeriggi dalle 15.00 alle 18.00 avevo i bambini delle elementari e delle medie. Ero una universitaria fuori sede e alla Sapienza andavo per sostenere gli esami e per le ricerche bibliografiche necessarie per la stesura delle tesi di laurea che mi venivano commissionate da colleghi. Dal momento che provvedevo anche a redigerle presi un diploma in dattilografia.
D. Lei ha una laurea in Giurisprudenza con una specializzazione in Diritto Amministrativo e ha conseguito un Master in Economia dei Tributi.
Pertanto ha avuto l’opportunità in passato di ricoprire prestigiosi incarichi istituzionali presso l’agenzia delle Entrate. Ha curato la rubrica di consulente fiscale offrendo risposte ai cittadini su “FiscoOggi”.
Ha firmato circa 2500 articoli scientifici e ben 19 libri focalizzati sulla materia tributaria, fiscale e finanziaria.
Come ha saputo conciliare il mondo della finanza con quella della scrittura? All’apparenza sembrano due mondi antitetici.
Sono le due Giordano, le due facce della stessa medaglia, o se in una faccia, (quella della finanza) ha dovuto affrontare il complicato rapporto della corruzione?
R. Ha messo, con questa domanda, il dito nella piaga più dolorosa della mia vita. Dopo la laurea scelsi di servire lo Stato. Vinsi vari concorsi pubblici e decisi di optare, dopo un breve periodo alla Farnesina, per l’Amministrazione finanziaria. Ho sempre ritenuto che per chi si occupa di fiscalità la laurea in giurisprudenza non basta. Per questo ho conseguito anche un master in economia dei tributi. Mi sono stati affidati incarichi molto delicati che sono stati motivo per accrescere le mie competenze e dedicarmi, al di fuori delle attività istituzionali, alla scrittura di servizio. Ho iniziato a collaborare con le riviste di settore e con le più importanti testate nazionali. Nel 1998 un mio articolo venne intercettato dall’allora Capo di gabinetto, un magistrato di chiara fama nonché presidente della VI sezione del Consiglio di Stato. Denunciavo le responsabilità dell’amministrazione per la mancata implementazione di un istituto a favore dei contribuenti. Volle incontrarmi e mi affidò pieni poteri per la realizzazione di quanto non si era realizzato. Fu un lavoro enorme che mi diede grande visibilità in Italia. Ho diretto un consesso formato dai vertici dell’amministrazione, dal comandante generale della Guardia di finanza, da docenti universitari più autorevoli. In forza dei risultati eccellenti il ministro dell’epoca mi affidò l’incarico – con proprio provvedimento pubblicato in Gazzetta Ufficiale – di scrivere articoli di commento su tutti i provvedimenti che sarebbero stati pubblicati sui nascenti sito internet e rivista FiscoOggi. I contribuenti inviavano valanghe di quesiti. A tutti davo una risposta: quella di interesse generale veniva pubblicata sul giornale alle 12.00 mentre le altre le fornivo scrivendo a ciascuno degli interessati. Le lascio immaginare le conseguenze della mia abnegazione quali siano state. Sono stata responsabile dell’attività anticorruzione ma non vado oltre non per omertà ma perché eccederei nell’esposizione e non vorrei abusare dello spazio che mi viene dedicato. Concludo solo dicendole che nell’attività professionale istituzionale tutto ciò che ho fatto e scritto reca il mio nome di battesimo: Antonina.
D. Perché tanti nomi o pseudonimi per firmarsi?
Cosa sottende questa scelta?
R. Ricorrere a tanti nomi o pseudonimi è stata una scelte dettata dalla necessità. In primis la necessità di non iniettare maggiore visibilità al mio profilo perché la storia insegna che la troppa visibilità di chi si impegna per il bene della collettività subisce una drastica battuta d’arresto e non solo a causa della cosiddetta sindrome di Salieri che affligge molta umanità segnatamente quando si opera all’interno di un apparato istituzionale di potere fisiologicamente improntato alla competizione. Nell’ordine sistemico è da attenzionare chi si adopera per innovare le procedure, per favorire l’adozione di norme di trasparenza, per far rispettare le norme anticorruzione, per l’implementazione di istituti di civiltà giuridica contemplati nella normativa ma non attivati, per fare consulenze a titolo gratuito in favore di persone cosiddette “fragili”. Se poi al di fuori dell’attività lavorativa ci si dedica anche a progetti umanitari è inevitabile che intervengano misure di contrasto. Dal momento che non ho mai ambito a trofei e palcoscenici ho sottoscritto i miei lavori spesso anagrammando il nome e cognome, ovvero utilizzando quello di una filosofa dell’antichità vittima di violenza o il nome Antonella caro alla mia mamma.
D. So che ha avuto due importanti riconoscimenti da parte di due Presidenti della Repubblica.
Mi vuole dire con quale motivazione e in quale circostanza.
R. Ho ricevuto l’onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica italiana dal Presidente Carlo Azelio Ciampi il 2 giugno del 1999.
Quella di Ufficiale al merito della Repubblica mi è stata conferita dal Presidente Sergio Mattarella il 2 giugno 2014.
Le motivazioni sono molteplici e dettagliate nei provvedimenti di conferimento. Riporto in sintesi:
“si individuano nelle solide conoscenze giuridico-tributarie possedute, coniugate con le competenze tecniche conseguite nel corso della esperienza lavorativa, anche nell’attività di impegno civile, portata avanti con grande senso di abnegazione in iniziative umanitarie nazionali e mondiali nonché in attività di tutela ambientale e di sostegno a malati, anziani e persone indigenti.”
Grazie


















Social Profiles