Pillole di “SAGGEZZA POPOLARE SICILIANA”. Il Dilemma Amletico di Shakespeare e il Trilemma dei siciliani

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Memorie

A cura di Giuseppe Firrincieli

Ambasciatore dell’Identità Siciliana nel Mondo, dell’Accademia EuroMediterranea delle Arti

Decima puntata

Il celebre dilemma amletico di Shakespeare “Essere o non essere” rappresenta il dubbio esistenziale. Amleto si chiede se sia meglio sopportare le ingiustizie sociali della vita o ribellarsi, affrontando la morte e l’incognita di ciò che avverrà dopo. La sua indecisione non è debolezza, ma il peso di una coscienza troppo infastidita che si porta appresso in un mondo corrotto, di violenza e sopraffazione familiare.

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Amleto, il cui nome originale è Amleth, scopre dallo spettro del padre che il proprio genitore sia stato avvelenato da suo zio Claudio, il nuovo re di Danimarca, per sottrargli la corona e sposare sua madre Gertrude. Per non insospettire il re e preparare la sua vendetta, Amleto finge di essere impazzito, tormentando anche l’innamorata Ofelia; nonché, consumato dal dubbio e dal celebre dilemma “Essere o non essere”, Amleto rimanda continuamente l’azione, cercando prove certe del delitto compiuto dallo zio nei confronti di suo padre. Amleto fa mettere in scena, a corte, un dramma che riproduce l’omicidio del padre; la reazione colpevole di Claudio conferma definitivamente il delitto. Per errore Amleto uccide il consigliere Polonio, padre di Ofelia, spingendo quest’ultima al suicidio per il dolore, mentre il fratello di lei, Laerte, sfida Amleto a duello. Il re Claudio aveva avvelenato le punte delle spade e persino il vino offerto da bere ai duellanti. La regina Gertrude beve per errore il vino e muore, Amleto e Laerte si feriscono con le spade avvelenate, ma Amleto, prima di morire, riesce a uccidere lo zio, il perfido re Claudio. Nella resa dei conti muoiono tutti i protagonisti: Gertrude, Laerte, Claudio e lo stesso Amleto.

Per i siciliani si aggiunge un terzo interrogativo, diventato persino perenne: ma Shakespeare è inglese o è un messinese, ovvero il calvinista Michelangelo Florio Crollalanza?

La suddetta affascinante tesi si basa su una serie di coincidenze che lasciano un dubbio perenne:

Shakespeare con il suo Amleto pone un dilemma, ma per i siciliani diventa un trilemma!

Se Amleto si logorava nel dubbio duale, tra l’essere e il non essere, il siciliano affronta da millenni un labirinto a tre vie molto più complesso. La triade della sfortuna è l’esempio classico e lampante, come “Triulu, Malanova e Scuntitizza”.

Già il dilemma di Amleto parte dall’identità dell’autore Michelangelo Florio Crollalanza. I legami più forti che uniscono la figura del messinese Michelangelo Florio al Bardo di Avon si fondano su tre pilastri principali. William Shakespeare viene chiamato il “Bardo di Avon” perché era un grande poeta nato a Stratford-upon-Avon.

Ma adesso entriamo nel racconto degli avvenimenti che hanno suscitato tanti dubbi sull’identità del personaggio siciliano.

Il contesto della fuga, secondo una ricostruzione tutta siciliana, trova riscontro nella ricostruzione dei sostenitori del “Shakespeare siciliano”; i motivi dell’abbandono di Messina uniscono sia la paura sia la persecuzione dovuta alla fede calvinista. Giovanni Florio (il padre) era un medico di orientamento calvinista e la Sicilia, all’epoca sotto il dominio spagnolo, regime che applicava con estremo rigore i processi per eresia dovuti alla Santa Inquisizione, vedeva la professione di fedi protestanti comportare il carcere, la tortura o il rogo. La famiglia Florio si trovava quindi in imminente pericolo.

Le tappe dell’esilio: prima di giungere in Inghilterra, la famiglia avrebbe cercato rifugio a Treviso e Venezia. In seguito, il giovane Michelangelo avrebbe tradotto il cognome della madre, Guglielma Crollalanza (o Scrollalanza), diventando William Shakespeare.

Questa è la traduzione letterale del cognome materno, secondo la tesi avviata dal giornalista Santi Paladino e ripresa dal saggista Martino Iuvara: Michelangelo nacque a Messina il 23 aprile del 1564 da Giovanni Florio e dalla nobile Guglielma Crollalanza. L’intera famiglia pare sia fuggita in Inghilterra per scampare alla Santa Inquisizione, e il giovane avrebbe anglicizzato il cognome della madre (Crolla diventa Shake e Lancia diventa Speare). Il nome William sarebbe stato scelto in onore al cugino prematuramente scomparso.

L’indizio letterario più clamoroso citato dai sostenitori della teoria è una commedia che il giovane Florio avrebbe scritto in gioventù a Messina, intitolata appunto “Tantu trafficu ppi nenti”. L’opera coincide in modo perfetto, sia nella trama sia nel titolo, con la celebre commedia shakespeariana Much Ado About Nothing (Molto rumore per nulla), ambientata e descritta con una precisione topografica sbalorditiva proprio all’interno della città di Messina.

La coincidenza nei testi e la data di nascita: Michelangelo Florio pubblicò un libretto di aforismi intitolato “Secondi frutti”. Al suo interno si trovano moltissime massime e modi di dire che compaiono quasi identici nell’Amleto. La data di nascita di Michelangelo Florio, il 23 aprile del 1564, corrisponde perfettamente con il medesimo giorno in cui si festeggia in Inghilterra la nascita di William Shakespeare a Stratford-upon-Avon. La casa dei Florio e dei Crollalanza si trovava a Messina in Canton del Pozzo, e proprio in quella zona è ambientata una parte della commedia “Molto rumore per nulla”.

La narrazione della fuga da Messina a causa dell’Inquisizione e il successivo soggiorno nel Veneto sono gli elementi cardine della tesi di Martino Iuvara, il principale sostenitore della teoria. Il motivo per cui gli storici non ritengono questa vicenda una prova della sovrapposizione tra Florio e Shakespeare è che si parla di un altro Florio fuggito da Firenze per la Santa Inquisizione. Eppure, con la Sicilia governata dal re di Spagna, la Santa Inquisizione ebbe una grande irruenza nell’Isola. Gli storici dicono che Shakespeare sia stato coinvolto dalle opere di molti drammaturghi italiani che venivano importate e tradotte in inglese. Immaginiamo che William, affascinato dalla trama di “Molto rumore per nulla”, non abbia fatto farina del suo sacco, ma che si tratti dell’adattamento della novella di Matteo Bandello intitolata “Come il signor Timbreo di Cardona, essendo in Messina, s’innamora di Felicia Lionata…”. Ma non può passare inosservato l’amore di scrivere per Messina: in “Tanto rumore per nulla” (Much Ado About Nothing) si scopre un fatto sorprendente, e cioè che non c’è scritto assolutamente nulla sui quartieri, sulle vie o sugli scorci di Messina, ma la trama della commedia si svolge quasi interamente all’interno di una proprietà privata: la casa, il cortile interno e il giardino (l’orto) del Governatore Leonato. E da dove viene l’amore per Messina e per quel giardino di casa? Perché mai Shakespeare avrebbe ambientato “La tempesta” in un’isola del Mediterraneo, ispirandosi a Pantelleria e alle Eolie, senza mai essere stato in quei luoghi?

Il dubbio sul fatto che William Shakespeare sia Michelangelo Florio rimarrà nella storia come il “trilemma” perenne dei siciliani.