LE ODI

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LE ODI
A Cura di Ludovico Anastasi

 

E per celeste misericordia o per nostra umana pigrizia venga elusa la domanda sul perche’ una foto in bianco e nero, anni 50, bimbo dalla faccina sporca di cioccolata, sorridente e buffa nel fascio di luce che la illumina, non un sorriso strappa, ma curvature amare agli angoli della bocca.

 

VERSO IL NATALE

Bianco, nero. D’abitare il grigio mi giunge consiglio, di compromesso nobile spazio. Figliol prodigo da ogni luogo sbaracco, ovunque fuori posto, a lungo fuori esercizio.

 

Avevo indossato le stelle rompendo il tabu’ dei vestiti in serie dai cinesi cuciti e che fanno male alla pelle. Poi venne il mal di vivere in croce. Ora abito me di me rompendo ogni superficie.

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RELIGIOSITA’

Ebbi un intreccio di tenere voci che oggi m’invita al segno di croce. Vi furono grandi stupori davanti ai presepi. E poi i dubbi piu’ atroci e la paura del Padre.

 

IL MIO PRIMO PRESEPE

E mi si epifanizzo’ di notte dentro uno scatolo posato sul cassettone della stanza da letto dei nonni materni. Il Bambinello, Giuseppe, Maria, il bue e l’asinello e qualche pastore attorno. Mi furono di festa i colori e stentai a riprendere sonno. Qualcosa mi disse che stavo per avere a che fare col sacro che poi avrei tanto amato e anche di molto perduto. Ora, seppur maturo e stanco, sempre e ancor di piu’ lo cerco.

 

VENTO

Passa per i cuori sfitti, per queste monumentali opere di carne che cessano di battere, abbattute dalle improvvise fronde, cosi’ che non si creda piu’ alle fate, agli immortali ardori. E’ pedagogia incisa sui muri delle strade, sulle lapidi dei morti annerite dalle pioggie, dalla polvere degli anni. Alle orecchie mi giunge il prezzo a ribasso delle mele urlato dagli ambulanti. Siamo mercanzia del novembre in corso e dei mesi a venire. Stampini in serie, uso e consumo degli eventi.

 

ALBERO DI NATALE

Il verde denso, compatto, quasi severo prima di accenderlo. Poi le luci mi inondano, mi giocano, mi strappano un sorriso. E deve essere proprio un enigma il mio viso mentre mi interrogo per quali strade della vita la fede ho quasi perso. E vorrei davvero che Lui ci fosse, spensierato giocherellone ormai avvezzo a questi nostri strani malumori, di noi facendo in cielo qualche pettegolezzo.

 

DI MISERIE UMANE

Avevamo baldanza da vendere. Marcita negli anni fa ora sgomento. Avessi emulato l’insano gesto di un compagno, da tempo avrei saldato i conti con l’abisso. Tra macerie di perdono ne’ avuto ne’ dato, vago. Giorno dopo giorno mi continuo. (Siamo a Natale, ho fatto l’albero).

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