MEMORIE
A cura di Giuseppe Firrincieli,
Ambasciatore dell’Identità Siciliana nel Mondo
Prima puntata
La Saggezza popolare Trinacride, espressa in detti e proverbi, risulta la prima al Mondo e il grande Giuseppe Pitrè ne fu il massimo studioso della cultura, degli Usi e Costumi dell’Identità Siciliana.

Oggi presentiamo un proverbio, molto diffuso in Sicilia e che oggi, come moltissimi altri, rischia di essere dimenticato. In pochi conoscono la sua provenienza, ovvero le origini.
“ Tali Matri tali figghia”
E’ un antichissimo detto che evidenzia l’inevitabile somiglianza, sia fisica che caratteriale, tra una madre e la propria discendente. Il detto viene spesso utilizzato per evidenziare i modi di fare e le inclinazioni della madre, ovvero virtù ed anche difetti. Un modo di dire che trova applicazione anche nel genere maschile :”Tali patri tali figghiu” e poi ci sono le espressioni satiriche e volgari come “Buttana la matri e buttana a figghia” e poi “Curnutu lu patri e curnutu lu figghiu”.
Nella cultura patriarcale, sin dai tempi antichi, i termini venivano usati per indicare una degenerazione degli usi e costumi familiari. Se la madre è abituata a tradire il marito, anche se si tratta di una condotta immorale, la figlia ne seguirà l’esempio. E se il padre subiva il tradimento, senza reagire veniva definito “Curnutu accurdatu”. In passato erano anche frequenti le reazioni dei mariti traditi, anche se era abituale un altro detto : “U curnutu è l’ultimu a sapìllu!”, la frase intende specificare che il marito tradito risulta l’ultima persona del paese a venire a conoscenza del tradimento della propria consorte.
Esisteva, fino al secolo scorso, e molto conosciuto in Sicilia, il famigerato “Delitto D’Onore”. Molti tradimenti delle mogli, venivano lavati col sangue e la galera era pari ad una breve passeggiata, o per meglio dire un fine settimana in campagna.

Il marito tradito, con il lavaggio del sangue della moglie o del suo amante e con il fango che gli veniva idealmente buttato addosso, riacquistava la propria credibilità al Circolo che frequentava e agli occhi dell’intero paese. Pietro Germi, con il suo film “Divorzio all’italiana”, girato in Sicilia con Marcello Mastroianni, Daniela Rocca e Stefania Sandrelli, ne fece un cavallo di battaglia.
La donna, succube dei tradimenti, in Sicilia, non ha avuto la medesima valenza di grande affronto per la società, come quella protagonista del tradimento. L’uomo sposato, in Sicilia, veniva chiamato “Chiddu è masculu di peri longu”, ovvero veniva considerato come un don Giovanni, ed ancora una persona attiva, dinamica. Quando la moglie veniva a sapere dei suoi tradimenti, il marito la consolava, con una carezza nel viso ed un bacio, esprimendo una frase buona e rispettosa della propria moglie: ” I buttani sunu peri peri, ma i mariti sunu sempri de muggheri!”
Questo è puramente un dettaglio storico e narrativo della società siciliana e restituisce al proverbio primario una racconto di una favola morale.
La spiegazione letteraria e l’origine di tale detto originario “Tali matri, tali figghia”, risiede nel tipici racconti popolari, legati alla figura di Giufà, lo sciocco, ma fratello sapiente del re Salomone.
Giufà, come racconta Giuseppe Pitrè, venne chiamato da suo fratello, il re Salomone, il quale voleva un suo parere su un suo possibile fidanzamento con una affascinante ragazza. Giufà, dopo avere ascoltato suo fratello e dopo aver capito chi era la donna di cui il fratello si fosse innamorato, non perse tempo ad intraprendere discorsi teorici, ma decise di usare un’immagine del tipo “Talia chi ti cuntu”. E rispose: “Camina cu mia”.
Salirono entrambi su una carrozza e Giufà portò il fratello in campagna davanti ad un recinto dove pascolavano una cavalla anziana e la sua giovane puledra. Giufà lanciò un grido improvviso accompagnato da un gesto brusco per spaventare gli animali: la cavalla madre, d’istinto, saltò lo steccato e fuggì via; la puledra, compì lo stesso salto subito dopo e seguì la madre. Ecco la morale del racconto.
Giufà dimostra che l’istinto, l’educazione, l’esempio della madre si riflettono inevitabilmente sulla figlia, a prescindere dal fatto che la figlia fosse autonoma e non ancora allattata dalla madre. Ecco la frase più colorita “Buttana la matri…” nasce come un video racconto dove Giufà dimostra al fratello: che se la madre ha saltato lo steccato delle regole morali, la figlia farà lo stesso; e di riflesso, gli uomini della famiglia, padre e figlio, ne subiranno passivamente le conseguenze sociali, entrambi cornuti.
Ecco la dimostrazione dei proverbi nudi e crudi siciliani che non nascano mai dal nulla, ma riflettono la cruda realtà della vita, tramandati oralmente. Giuseppe Pitrè è stato il grandissimo salvatore di un patrimonio di racconti popolari che andremo a percorrere in questo viaggio di Saggezza popolare Siciliana.



















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