APPUNTAMENTO AL CINEMA

received_421581938370569

Recensioni /Eventi: “Mio Figlio”
A cura di Vittorio De Agrò

 

received_421581938370569
Il biglietto d’acquistare per “Mio Figlio” è: Di pomeriggio (Con Riserva)
Sinossi:
Julien e Marie hanno divorziato da qualche tempo, e in questo pesa il fatto che lui fosse sempre lontano per lavoro e lei non potesse contarci, né come marito né come padre di Mathys, che ora ha sette anni. La notizia della sparizione del bambino, durante la notte, dalla tenda dove dormiva insieme ai compagni di un campo invernale, richiama però immediatamente Julien sulle Alpi. E per ritrovare suo figlio, l’uomo si mostra disposto a tutto.
Recensione:
“Mio Figlio” è un film del 2017 diretto da Christian Carion, scritto da Christian Carion e Philippe Boëffard, con : Guillaume Canet, Mélanie Laurent, Olivier de Benoist, Antoine Hamel, Mohamed Brikat, Lino Papa.
Sono due i maggiori incubi per un genitore: dover assistere al funerale del proprio figlio o non aver avuto la possibilità di proteggerlo da un grave pericolo.
Due avvenimenti, che anche solamente immaginati, producono brividi di vero terrore e dolore nell’animo e cuore di qualsiasi genitore.
Se il genitore in questione è il padre che, a causa un sofferto divorzio si trova fisicamente lontano nel ricevere telefonicamente tale infausta notizia dall’ex moglie, ecco che l’incubo, se possibile. diventa ancora più spaventoso e devastante.
Parte da questa scioccante ed angosciante sequenza al telefono, la madre di tutti gli incubi per Julien (Canet) di professione geologo, richiamato d’urgenza in Francia dall’ex moglie Marie (Laurent) poiché Mathys, il loro unico figlio di 7 anni, è misteriosamente scomparso mentre si trovava in campeggio per la 1 volta
Lo spettatore sa poco e nulla dei motivi che hanno portato alla rottura del matrimonio di Julien e Maurice e perché il primo abbia deciso d’avere pochi e saltuari rapporti con suo figlio.
Ciò nonostante il pubblico si ritrova immerso in una storia misteriosa ed ambigua in pieno stile Twin Peaks, ambientata in una bella vallata di montagna innevata nel pieno dell’inverno.
Mathys sembra essere scomparso nel nulla e nonostante l’impegno della polizia non sembrano esserci tracce o speranze concrete per poterlo salvare.
Non ci sono né sospetti o indagati all’interno della comunità eppure Julien percepisce che qualcosa di sinistro all’interno di questa serena e pacifica comunità.
L’uomo inizia così una frenetica e concitata indagine personale che in alcuni momenti risulti sfociare in una disperata e folle individuazione di un colpevole a tutti i costi.
“Mio Figlio” è drammaturgicamente ideato e costruito intorno al personaggio di Julien ed alle sue improvvise reazioni emotive ed evoluzioni psicofisiche sempre a limite di un crollo.
Una scelta autoriale che si rivela vincente riuscendo fin da subito a creare un solido e sincero ponte emozionale con lo spettatore disposto a seguire e sostenere il protagonista nella sua rabbiosa, soffocante, angosciante e confusa indagine per capire che cosa sia accaduto al figlio.

La prima parte di “Mio Figlio” è una corsa sfrenata, intensa, spiazzante e destabilizzante sul piano dei sentimenti, dei ricordi, dei rimorsi e dei sensi colpa e di silenzi fragorosi rispetto alle azioni ed essenziali dialoghi compiuti e recitati dai personaggi sulla scena.
Lo spettatore vive uno stato d’apnea i primi 45 minuti di una storia ben costruita, diretta e soprattutto resa credibile dall’efficace , asciutta e profonda performance di Guillaume Canet nel ruolo di Julien.
Paradossalmente “Mio Figlio” perde forza, vivacità e pathos nella seconda parte quando l’intreccio narrativo vira da un thriller psicologico e familiare ad un action forzato e confuso che appare come copia sbiadita della fortunata saga di “Taken” con protagonista Liam Neeson.
La soluzione della scomparsa probabilmente doveva essere gestita e costruita in modo diverso, evitando frettolose e poco chiare risposte che risultano stridenti ed improbabili con quanto visto ed ascoltato in precedenza.
Il finale, sebbene risulti un po’ melenso e retorico, lascia allo spettatore la bella consapevolezza che un genitore per il bene di un figlio è disposto a compiere qualunque cosa anche a rischio della propria vita.