POESIA E AFORISTICA DEL NOVECENTO SICILIANO – ANIMAZIONE CULTURALE E CORRISPONDENZE LETTERARIE

UNICUM 2026

SPECIALE

VIAGGIO ATTRAVERSO LE FIGURE FEMMINILI NEI SECOLI

Profilo Critico-Biografico: Emma Calì (1918 – 2014)

A cura di Mario Pafumi

Biografia

Il profilo e la formazione autodidatta

Emma Venera Calì (Giarre, 3 gennaio 1918 – 19 giugno 2014) ha rappresentato una voce lirica singolare e una figura di rilievo nel panorama culturale della Sicilia orientale.

Nata da Alfio Calì e Maria Lisi in un nucleo familiare caratterizzato da spiccate attitudini artistiche e accademiche – tra i fratelli si annoverano maestri dell’ebanisteria (Isidoro), pittori (Antonino), musicisti d’oltreoceano (Orazio) e docenti universitari (Alfredo) –, la Calì manifestò sin dalla prima giovinezza una precoce inclinazione per le lettere classiche.

Emma Calì, incarna la resilienza tipica di una generazione segnata dalle più grandi tragedie del Novecento italiano.

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La sua figura mette in luce alcuni aspetti storici e sociali cruciali:

L’impatto storico e psicologico

I “due dopoguerra” e il fascismo

Vivere l’infanzia e la giovinezza a cavallo tra il primo e il secondo dopoguerra significava crescere in un clima di perenne precarietà. L’ascesa e la caduta del regime fascista polarizzarono e drammatizzarono la quotidianità delle famiglie, introducendo la paura della censura, della violenza politica e dei bombardamenti.

Le barriere scolastiche

In quegli anni, la continuità scolastica (specialmente per le donne e nelle aree rurali o periferiche) era un lusso. Le infrastrutture erano spesso distrutte o militarizzate, e le priorità economiche di sussistenza costringevano molti a lasciare le aule.

La figura dell’autodidatta come atto di ribellione

L’amore per la lettura: In un contesto di privazione, il libro diventava uno strumento di evasione, ma anche l’unica “scuola” accessibile.

L’autodidattismo: Scegliere di studiare da soli non era solo una necessità, ma un vero e proprio atto di autodeterminazione e coraggio intellettuale. Permetteva di formarsi un pensiero critico autonomo, lontano dalla propaganda di regime che all’epoca contaminava i testi scolastici ufficiali.

Il suo rigoroso percorso di studi, condotto interamente da autodidatta con ferrea disciplina, ne strutturò l’acume critico e la sensibilità poetica, orientandone la successiva produzione e l’impegno intellettuale.

L’esperienza internazionale: Il periodo americano e le tormentate relazioni

Nel 1946, spinta dal desiderio di ampliare i propri orizzonti culturali, si trasferì a New York. Nella metropoli statunitense visse una stagione di profondo rinnovamento personale e professionale: assunta in veste di segretaria dall’avvocato e poi direttore di banca Bartolomeo Murgia, ne divenne in seguito consorte, su insistenza di quest’ultimo profondamente innamorato e attratto dall’intelligenza di Emma.

Nel cuore dell’immediato secondo dopoguerra, il trasferimento di Emma Calì a New York rappresenta una svolta straordinaria. Questa scelta non fu solo una migrazione di necessità, ma un vero e proprio atto di emancipazione per assecondare la sua profonda sete di cultura. La sua partenza si inserisce in un contesto storico ed esistenziale ricco di fascino.

La New York del 1946 e la scena musicale

La New York del dopoguerra: In quegli anni la città era in pieno boom economico e culturale, risparmiata dalle distruzioni europee e pronta a diventare la capitale culturale del mondo.

I locali rinomati: La scusa di raggiungere il fratello musicista la proietta nel pieno dell’era del Jazz e dello Swing. Locali storici e iconici di Manhattan come quelli sulla 52nd Street (allora soprannominata “The Street” o “Swing Street”) o club leggendari come il Birdland e il Village Vanguard stavano ridefinendo la musica mondiale.

Il fermento culturale: Per una donna autodidatta e affamata di conoscenza, New York offriva un accesso senza pari a biblioteche pubbliche monumentali, musei all’avanguardia e una stimolante circolazione di idee e letture libere da censure.

Un ritratto d’avanguardia femminile

La scelta di una donna sola: Nel 1946, la stragrande maggioranza delle donne italiane si spostava per ricongiungimento familiare o al seguito del marito. Intraprendere un viaggio transatlantico guidata principalmente da un’aspirazione di miglioramento intellettuale e personale rende Emma Calì una figura incredibilmente moderna e pionieristica.

Il riscatto sociale: Gli studi da autodidatta, iniziati tra le macerie e la paura in Italia, trovano a New York il terreno ideale per compiersi e trasformarsi in un concreto progresso sociale e culturale. Così, nella metropoli statunitense visse una stagione di profondo rinnovamento personale e professionale.

Conseguita la cittadinanza americana nel 1954, la scrittrice mantenne sempre vivo il legame con la propria terra d’origine, dove fece infine ritorno stabilendosi definitivamente a Giarre insieme al marito.

La scelta coniugale di non dare alla luce una discendenza si legò a una ponderata e condivisa responsabilità familiare: il consorte, infatti, aveva già avuto figli affetti da albinismo nel corso del suo primo matrimonio.

Successivamente alla scomparsa del Murgia e a una breve parentesi coniugale con il professor Vincenzo Gentile, docente di lettere classiche in un liceo classico di Palermo, la Calì scelse di dedicarsi interamente alla sua vocazione elettiva.

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La maturità lirica e i sodalizi letterari

I decenni Sessanta e Settanta segnarono l’apice della sua ricerca stilistica. Emma Calì seppe tessere una fitta rete di scambi epistolari con diversi esponenti della letteratura italiana del secondo Novecento, tra cui spiccano i nomi di Sibilla AleramoGiovanni Raboni e Pino Amatiello. Queste interlocuzioni ne certificarono lo spessore intellettuale, aprendole le porte di prestigiose collaborazioni editoriali e chiamate in qualità di componente in giurie di premi letterari di rilevanza nazionale e internazionale.

Il profilo umano: L’estetica del garbo e della raffinatezza

Al di là del rigore intellettuale, la traiettoria biografica di Emma Calì si è configurata come un’autentica pedagogia dello stile, in cui la vita stessa si è fatta opera d’arte. La sua fu un’esistenza piena, densa di amore, fecondata dal culto della bellezza e scandita dall’ampio respiro dei viaggi transatlantici tra l’Italia e gli Stati Uniti, prima dell’elettivo e definitivo ritorno alle radici siciliane nella sua Giarre.

Emma incarnò l’archetipo della donna colta e aristocratica nell’anima: dotata di una presenza magnetica, si mostrava costantemente curatissima, avvolta in fragranze ricercate ed espressione di un’eleganza sartoriale sofisticata, studiata nei minimi dettagli. Questa attenzione meticolosa per l’abbigliamento non rispondeva a una fatua vanità, bensì a una precisa postura etica ed estetica: il decoro esteriore come riflesso dell’armonia interiore. Autentica maestra di garbo, la Calì ha saputo trasfondere la medesima levità e purezza dei suoi versi nella geometria dei suoi modi quotidiani, lasciando in chi l’ha conosciuta il ricordo indelebile di una nobiltà d’animo rara e accogliente.

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L’Animazione culturale e il cenacolo di Giarre-Riposto

A partire dagli anni Ottanta, il suo operato si radicalizzò nel tessuto culturale locale, divenendo parte attiva di storiche istituzioni.

Negli anni Novanta, la sua attività si legò indissolubilmente al Centro Studi “Domus Pina”. In questo contesto, l’entusiasmo della Calì, condiviso con la scrittrice, saggista, critico letterario e poetessa Angela Barbagallo, favorì la nascita di un vero e proprio cenacolo artistico. L’attivismo del gruppo, sostenuto dal mecenatismo del ragionier Sebastiano Pennisi, culminò nell’istituzione del Premio letterario “Domus Pina”, un certamen itinerante di poesia religiosa che conferì un respiro internazionale alla comunità letteraria giarrese. (1)

Apparato critico e analisi dell’opera

La cifra stilistica: tra lirismo classico e frammento aforistico

La produzione letteraria di Emma Calì si colloca in un’area di intersezione formale tra la tradizione lirica novecentesca e la scrittura breve di matrice sapienziale. Pur in assenza di una massiccia e sistematica divulgazione editoriale, i testi della scrittrice giarrese rivelano una rigorosa architettura metrica e concettuale, frutto del suo profondo studio autonomo dei classici greci e latini.

La sua poetica si snoda principalmente lungo due direttrici filologiche:

Il Frammento Aforistico: Utilizzato come strumento di indagine filosofica speculativa. La Calì adotta una prosa contratta, densa e icastica, volta a indagare le aporie dell’esistenza, la transitorietà del tempo e l’isolamento dell’individuo.

La Lirica Introspettiva: Caratterizzata da un registro elegiaco e da una spiccata musicalità del verso, in cui l’elemento memoriale e il paesaggio mediterraneo (la Sicilia ionico-etnea) assurgono a correlati oggettivi di uno stato d’animo universale.

Attraverso la sua condotta intellettuale e la sua raffinata produzione aforistica e poetica, Emma Calì ha lasciato una testimonianza durevole di dedizione assoluta alla parola e alla promozione della bellezza.

La dimensione epistolare come spazio critico

Un capitolo nodale dell’esegesi dell’opera di Emma Calì è costituito dal suo interessante corpus epistolare. Le corrispondenze intercorse con figure di primo piano del panorama letterario nazionale non rappresentano meri scambi di cortesia intellettuale, bensì veri e propri laboratori di poetica.

Nello specifico:

Il dialogo a distanza con la Aleramo evidenzia una riflessione condivisa sulla condizione della donna-scrittrice e sulla necessità di un’autenticità espressiva svincolata dai canoni accademici patriarcali.

L’incontro con Giovanni Raboni testimonia l’attenzione della Calì verso le evoluzioni stilistiche della poesia del secondo Novecento, oscillante tra la pulizia ermetica e la sperimentazione formale.

Il sodalizio intellettuale con Pino Amatiello si configurò sin da subito come una sinergia operativa particolarmente fertile. Questo assiduo scambio non rimase confinato alla speculazione teorica, ma si tradusse in una collaborazione concreta ed editoriale di ampio respiro. Le loro interlocuzioni confluirono, infatti, nella pubblicazione e nella storicizzazione di diverse liriche della poetessa all’interno di autorevoli antologie a diffusione nazionale e internazionale, edite sotto l’egida della Nuova Editrice Spada (all’epoca Editrice La Spada).

Tale passaggio segnò l’accreditamento definitivo della Calì all’interno di circuiti editoriali di consolidata rilevanza istituzionale.

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Il sodalizio con il Centro studi “Domus Pina”

Sul piano dell’impegno militante, la produzione tarda di Emma Calì si inserisce nella vivace stagione del Centro Studi “Domus Pina”. In questa sede, l’opera della Calì si apre a una dimensione spiccatamente corale e dialogica.

La sua vicinanza artistica ad Angela Barbagallo e il confronto con intellettuali del calibro di Maria Luisa Spaziani, Sebastiano Addamo e Pino Amatiello ne influenzano l’ultima fase produttiva, caratterizzata da una marcata apertura verso la poesia religiosa e spirituale. Questo filone troverà la sua massima espressione nelle composizioni dedicate o presentate nell’ambito dell’omonimo Premio nazionale di poesia religiosa “Domus Pina”, in cui la riflessione sul lutto, sul sacro e sulla trascendenza si fa epifania lirica collettiva.

In definitiva, l’apparato testuale di Emma Calì si configura come un prezioso esempio di resistenza culturale di provincia, capace tuttavia di dialogare, per rigore e intensità, con i grandi centri della riflessione letteraria italiana.

Catalogo editoriale e bibliografia ragionata

Il corpus letterario di Emma Calì si articola attraverso quattro volumi monografici principali e significative inclusioni in antologie di rilevanza nazionale, a testimonianza di una presenza costante nelle dinamiche editoriali della seconda metà del Novecento:

Fiori e gatti (Roma, Gabrielli Editore, maggio 1976) – Opera d’esordio che fissa i primi elementi della sua sensibilità lirica, muovendosi tra l’osservazione del quotidiano e la metafora naturalistica.

Dietro la finestra (Udine, Biancamartina Editrice, novembre 1976) – Raccolta fondamentale in cui lo spazio liminale della “finestra” diviene diaframma critico tra l’interiorità della poetessa e l’oggettività del mondo esterno.

Quadrifoglio (Roma, Edizioni Calico, 1990) – Struttura poetica a più voci o temi, in cui la densità aforistica si coniuga a una metrica piana e bilanciata.

Canto di Donna (Roma, Edizioni Calico, 1992) – Opera della piena maturità espressiva, arricchita dalla prefazione critica della poetessa Angela Barbagallo, incentrata sull’universo esistenziale e sul lirismo della coscienza femminile.

A tale produzione monografica si aggiunge una fitta costellazione di liriche apparse in autorevoli antologie e riviste letterarie sia nazionali sia internazionali. Citiamo, tra le altre:

2° Festival nazionale di poesia religiosa – Antologia degli autori selezionati – Celebrazioni dell’VIII centenario della nascita di San Francesco d’Assisi (Editrice M. Spada Roma, ottobre 1982)

Quante volte” e “Il tuo volere” (Roma, Editrice La Spada, ottobre 1982) – Silloge inserita nell’antologia (pp. 19-20) rappresenta il momento di massima adesione alla lirica sacra e spirituale. (2)

Voci nostre – Il lunedì letterario, a cura di Girolamo Barletta e Anna Castiglione Garozzo – Quaderno n. 8 (Società giarrese di storia patria e cultura Rettore Nicolò Mineo – Ottobre 2003) (3)

Analisi filologica e cifra stilistica

La cifra stilistica di Emma Calì si colloca in un’area di intersezione formale tra la tradizione ermetica novecentesca e la scrittura breve di matrice sapienziale. Pur in assenza di una massiccia e sistematica divulgazione di massa, i testi della scrittrice rivelano una rigorosa architettura concettuale, frutto dello studio autonomo dei classici.

Il microcosmo lirico: l’analisi dei frammenti

L’esame dei brevi frammenti estratti dalle sue opere permette di rilevare l’essenzialità e la purezza della sua parola:

«Petali rosati / al lieve respiro della brezza / si sfogliano / danzando nell’aria / come falde di neve...»— (da Dalla finestra)

In questo estratto, la Calì opera una raffinata inversione analogica stagionale. L’elemento primaverile-estivo (“petali rosati“, “brezza“) si trasmuta, attraverso il movimento dinamico del verso (“danzando“), nell’immaginario invernale delle “falde di neve“. Si ravvisa qui una meditazione implicita sulla transitorietà del tempo, resa attraverso una delicatezza d’immagine che ricorda il migliore imagismo novecentesco.

«Nel cuore vetusto del melo… / il vento depose / un chicco di seme… / Primavera / con un sospiro d’amore lo schiuse…» — (da Rovo)

Il frammento si struttura su una dialettica archetipica: il contrasto tra l’antico (“cuore vetusto“) e il potenziale germinale (“un chicco di seme“). La natura viene antropomorfizzata (“Primavera / con un sospiro d’amore“), configurandosi non come mero sfondo scenico, ma come forza generatrice e salvifica, capace di scardinare l’inerzia del tempo biologico.

Concorsi, riconoscimenti

La presenza di Emma Calì nel panorama dei premi letterari (sia come membro di prestigiosi concorso letterari sia come concorrente) e delle istituzioni culturali siciliane testimonia la sua centralità nelle dinamiche della sociologia letteraria regionale. Nei registri storici dei premi artistici italiani, il nome di Emma Calì figura tra i vincitori e i menzionati d’onore nelle sezioni dedicate alla poesia. Inserita in un milieu artistico che vedeva la presenza di autori coevi, la Calì si distinse in vari prestigiosi certamen caratterizzati da una feconda sinergia interdisciplinare tra lirica, arti pittoriche e teatro. Tra i premi e i riconoscimenti ottenuti ricordiamo:

Premio Nazionale “Trofeo del Po” (Vincitrice) (4)

Premio di poesia “Ital – Nice” (Vincitrice) (5)

Trofeo internazionale “I bronzi di Riace” (Assegnataria) (6)

La statura e l’eclettismo dei suoi versi, uniti a una spiccata musicalità metrica, sono stati censiti e ampiamente valorizzati all’interno dei trimestrali storici di poesia, arte e cultura di vari giornali, riviste ed accademie. All’interno di questo dinamico circuito di promozione letteraria, l’opera della Calì ha dialogato con le voci di altri autorevoli esponenti della poesia locale.

La Poesia civile e il lutto: Il caso di “Carmina”

Un capitolo a sé nella produzione della Calì è rappresentato dalla poesia d’occasione storica e civile, il cui vertice è toccato dal componimento “Carmina”. La lirica affronta il dramma universale della maternità violata dalla storia, rievocando la vicenda reale di una madre giarrese devastata dalla perdita del figlio durante il primo conflitto mondiale.

In “Carmina”, il registro stilistico abbandona l’idillio naturalistico per farsi elegia tragica. La forza emotiva del testo risiede nella capacità di tradurre il lutto privato in un manifesto universale contro l’orrore bellico. La lirica conserva intatta una rara efficacia catartica, capace di suscitare una profonda commozione estetica e spirituale nell’uditorio.

La Ricezione critica postuma

La statura culturale di Emma Calì ha trovato un definitivo e solenne riconoscimento istituzionale negli anni antecedenti alla sua scomparsa. La Società Giarrese di Storia Patria e Cultura, nell’anno accademico 2003, all’interno della storica sede di via Fratelli Cairoli, ha tributato alla poetessa un omaggio solenne, finalizzato alla storicizzazione e all’analisi esegetica della sua intera produzione. (7)

In quell’alveo critico, la lettura pubblica di “Carmina” ha suggellato il legame indissolubile tra la scrittrice, il suo territorio d’elezione e la grande tradizione lirica italiana. Attraverso il rigore delle sue quattro opere edite e la densità della sua produzione aforistica, Emma Calì si consegna alla storia letteraria come un limpido esempio di totale dedizione alla parola e alla promozione della bellezza.

Ringraziamento

  • L’autore ringrazia i nipoti di Emma Calì: Maria, Francesco e Giuditta per la gentile collaborazione alla ricerca di alcuni particolari della vita personale della poetessa.

NOTE

  1. Il Centro Studi e Premio Nazionale di Poesia Religiosa “Domus Pina”, ispirato da Mario Pafumi e realizzato dl ragioniere Sebastiano Pennisi è stato una prestigiosa istituzione culturale con sede a Rovittello (frazione del Comune di Castiglione di Sicilia, sull’Etna), attiva principalmente a cavallo tra la fine degli anni ’80 e gli anni ’90. Aderirono immediatamente, all’atto della costituzione, personalità del mondo letterario come Salvatore Agati, Angela Barbagallo, Emma Calì, Paolo Sessa, Agata Trovato, Sebastiano Vasta, Pinella Musmeci, Antonella Raffa, Giuseppe La Rosa, Pippo Trovato. L’attività dell’ente si inseriva nel medesimo vivace circuito intellettuale ionico-etneo che legava Giarre, Riposto e i comuni limitrofi. Il Premio Nazionale di Poesia Religiosa “Domus Pina”, era presieduto da Angela Barbagallo e formato dai giurati Emma Calì, Paolo Sessa, Agata Trovato, Mario Pafumi (segretario con diritto di voto) e Sebastiano Pennisi. Il Centro Studi è noto soprattutto per aver fondato e promosso un celebre Premio Nazionale di Poesia Religiosa che richiamava poeti e intellettuali da tutta Italia.

Le Antologie “Alito di Vita”:

Le poesie selezionate e premiate venivano raccolte in volumi antologici ufficiali. Di particolare rilievo storico fu la pubblicazione della silloge “Alito di Vita”, curata dal Centro Studi, che racchiudeva le migliori produzioni delle edizioni del 1988 e del 1990. I registri letterari dell’epoca mostrano che il premio attirava importanti firme della poesia contemporanea nazionale. Ad esempio, nell’edizione del 1990 il primo premio assoluto fu vinto dal bresciano Giacomo Ferro, Giancarlo Interlandi, Gianni Pecorella (Sez.A Lingua italiana) mentre per la sezione B (Lingua siciliana) Carlo Trovato, Gioacchino Fonti, Cosimo Costanzo e tra i finalisti e partecipanti di rilievo figuravano importanti autori del panorama lirico italiano (come Pier Carpi, Augusto Manna e la poetessa piemontese Lucia Volpicella).

Un omaggio particolare venne inserito nell’antologia per celebrare il grande poeta vernacolare mascalese, Salvatore “Turiddu” Bella, che nonostante fosse celebrato a livello internazionale volle partecipare al concorso come semplice partecipante. La giuria all’unanimità decise di tributargli un premio speciale e di dedicargli un apposito spazio nell’antologia.

Questo prezioso omaggio si caratterizza per l’unione di diversi elementi:

  1. La celebrazione della “Voce dell’Etna”

Salvatore Bella è stato uno dei massimi esponenti della poesia siciliana, capace di cantare con straordinaria intensità lirica la dicotomia tra la durezza della terra lavica e la profonda spiritualità della sua gente. Il Centro Studi di Rovittello, trovandosi geograficamente proprio sulle pendici del vulcano (nel territorio di Castiglione di Sicilia), vedeva in Bella il punto di riferimento assoluto e la “patria poetica” a cui rendere costantemente tributo.

  1. Il legame con la poesia religiosa e spirituale

Poiché il focus del Premio e del Centro Studi “Domus Pina” era orientato verso la poesia di ispirazione religiosa e l’esistenzialismo spirituale, l’opera di Salvatore Bella calzava alla perfezione. La sua produzione letteraria, intrisa di una religiosità profonda, arcaica ma allo stesso tempo universale, è stata offerta nelle pagine dell’antologia come il perfetto esempio di “modello alto” per tutti i poeti contemporanei e i giovani emergenti che partecipavano al concorso nazionale.

  1. Il filo rosso con la critica e il gruppo di Giarre-Riposto

Questo omaggio non era isolato, ma faceva parte di una fitta rete di riconoscimenti. Il nucleo di intellettuali che gravitava intorno al Centro studi aveva sempre sostenuto la necessità di non disperdere la memoria e i testi di Salvatore Bella. L’antologia Alito di Vita ha così cristallizzato su carta stampata un pezzo fondamentale della memoria storica e letteraria siciliana, sottraendolo all’oblio.

  1. L’opera raccoglie i testi dei poeti scelti durante la seconda edizione del festival, che fu organizzato dal Centro nazionale di Coordinamento di iniziative per la diffusione dell’arte e della cultura, presieduto da Pino Amatiello e inserito nel calendario ufficiale delle Celebrazioni dell’VIII centenario della nascita di San Francesco d’Assisi (nato nel 1182). Il legame con il “Poverello d’Assisi” è evidente, essendo San Francesco il padre della tradizione lirica religiosa e spirituale italiana in volgare, nonché autore del celebre Cantico delle Creature. L’antologia, stampata in mille copie numerate è stata registrata presso la presidenza del Consiglio – Ufficio delle proprietà letteraria, artistica e scientifica. L’iniziativa ebbe l’alto patrocino dell’Abbazia di San Paolo fuori le mura di Roma.

  2. La pregevole produzione poetica di Emma Calì, sostanziata negli anni dalla pubblicazione di numerose raccolte e sillogi, ha ricevuto importanti riconoscimenti critici nell’ambito delle attività culturali del territorio ionico-etneo. In particolare, nel volume Voci nostre – Il lunedì letterario (Quaderno n. 8, ottobre 2003, pp. 82-87), curato da Girolamo Barletta e Anna Castiglione Garozzo per la Società giarrese di storia patria e cultura (Rettore Nicolò Mineo), è presente un approfondito saggio critico a lei dedicato dalla scrittrice e poetessa Angela Barbagallo. L’intervento, intitolato “Emma Calì: voce fanciulla della poesia”, offre una disamina dettagliata della sensibilità lirica dell’autrice, mettendone in luce la freschezza espressiva e il valore artistico dei suoi componimenti emersi durante gli incontri della rassegna letteraria giarrese.

  3. Il “Trofeo del Po” è stato uno storico premio letterario e artistico di poesia organizzato per diverse edizioni dall’Accademia Internazionale Artistico-Letteraria “Città di Boretto” in provincia di Reggio Emilia. Attualmente la manifestazione storica risulta non più attiva con questa specifica denominazione

  4. Concorso di poesia Ital- Nice: Storico concorso di livello internazionale organizzato da Ital Talent Promotion che premia componimenti in lingua italiana e nei vari dialetti regionali

  5. Il Trofeo Internazionale “I Bronzi di Riace” si riferisce solitamente al prestigioso Premio Internazionale Bronzi di Riace, un importante riconoscimento assegnato a personalità che si distinguono per il loro contributo all’eccellenza, alla cultura e alla crescita etica e professionale della società.

  6. La Società Giarrese di Storia Patria e Cultura è una prestigiosa associazione culturale attiva a Giarre (Catania) con sede in Via Cairoli 55. Fondata nel 1989, l’associazione si dedica da decenni alla ricerca storica, alla conservazione del patrimonio identitario e alla valorizzazione culturale del territorio ionico-etneo (focalizzandosi in particolare sull’antica Contea di Mascali e sui comuni limitrofi). La Società di Storia Patria ha la figura del “Rettore”, ma è guidata da un presidente e da un consiglio direttivo composto da studiosi ed esponenti di spicco del mondo scolastico e accademico locale. L’associazione è stata costituita da un nucleo di intellettuali, docenti e storici locali stimati. Tra i soci fondatori e i componenti storici più attivi che ne hanno decretato il successo scientifico e divulgativo spiccano i presidi emeriti Girolamo Barletta, Carmelo Torrisi, Mario Catanuto e le professoresse Angela Barbagallo e Anna Castiglione. La figura cardine che ha guidato a lungo l’associazione, firmando e promuovendo convegni di caratura scientifica e presentazioni letterarie, è stata quella del Prof. Nicolò Mineo, illustre filologo, storico della letteratura e già Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Catania. La Società si impegna attivamente sul territorio attraverso ricerca e pubblicazioni. Studi approfonditi sull’evoluzione demografica, feudale e sociale della zona (celebre è il volume collettaneo sulla Contea di Mascali). Convegni scientifici:, mediante incontri focalizzati sulle grandi personalità scientifiche e umanistiche nate nel territorio dell’ex Contea di Mascali, come i simposi dedicati al poeta risorgimentale Giuseppe Macherione, al botanico Francesco Tornabene, al filosofo Michele Federico Sciacca, allo storico Rosario Romeo, al giornalista Alfio Russo, storico direttore del Corriere della sera, solo per citarne alcuni.