Pillole di “SAGGEZZA POPOLARE SICILIANA”. Sanu sanu comu a burritta do zu Pietru!!!

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MEMORIE

A cura di Giuseppe Firrincieli,
Ambasciatore dell’Identità Siciliana nel Mondo

Terza Puntata

“Sanu sanu comu a burritta do zu Pietru!!!

L’espressione siciliana “sanu sanu comu a burritta du zù Pietru”. Sano e salvo, vuole specificare il siciliano dei tempi trascorsi, rimasto intatto come il berretto o la coppola di zio Pietro, nasce dalla cultura popolare per descrivere una persona che, nonostante il passare degli anni, con fatiche o piccoli guai trascorsi, si mantiene incredibilmente intatta e in buona salute. La Burritta in lingua siciliana o la coppola è il nome del berretto tradizionale di panno o lana usato dagli anziani. Zù Pietru è la figura tipica del vicino di casa con il suo berretto logorato, ma ben calzato in testa ed è inteso come il termine di paragone ironico per indicare la resistenza e la turgida robustezza fisica. La frase viene usata in tono scherzoso e bonario, ovvero prendere in giro bonariamente l’individuo dalla tempra forte, di chi non molla e sta in buona salute e che non teme nulla. In termini più chiari, il “detto” esprime il legame tra l’ingenuità, la purezza d’animo e il concetto di integrità dell’uomo che non si piega facilmente. Il detto, ancora, ci riporta nella tradizione popolare dei racconti di Giuseppe Pitrè, e persino nei filoni dei racconti demologi ed etnologi come quelli imperniati sull’assolutezza della fede e totale assenza di malizia.

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Partiamo con le leggende di Pietro l’ingenuo e Gesù, in visita in Sicilia. Esiste un intero filone di parabole di saggezza popolare siciliana come: “Gesù e San Pietro camminano per le campagne della Sicilia”. In questi racconti, San Pietro è dipinto come un uomo dal cuore d’oro, profondamente buono, ma estremamente ingenuo, testardo e persino rigido nel comprendere lezioni di vita. Pietro, in detti racconti, prende tutto alla lettera, non vede il male e agisce senza malizia, risultante a volte goffo. Gesù, invece viene descritto come il maestro sapiente e viene chiamato “Patri Maistru” che impartisce a Pietro lezioni di vita. Ecco, tra i racconti più popolari e famosi affiora “La leggenda della pietra che diventa pane”. Gesu, u Patri Maistru e gli apostoli si avventuravano a salire per le vie dell’Etna e Gesù per mettere i suoi amici alla prova di fede, disse loro: “Ognunu di vuiatri, à pigghiari na petra di nterra e a purtari auta che manu”. Gli apostoli ubbidienti caricarono sui propri bastoni sassi enormi e pesanti. Pietro che si sentiva un po’ stanco, da ingenuo furbetto, pensò: “Ma a mia? Cu mo fa fari a purtari su gran pisu, senza motivu!”. Cosi Pietro raccolse un sassolino leggero come un confetto e se lo mise in tasca, ridacchiando con una mano davanti alla bocca, per non farsi notare e sentire. Gli apostoli arrivati in cima, affamati e stanchi, chiesero a Gesù di che cosa potessero nutrirsi. Gesù benedisse le pietre ed esclamò: “Che li petri addiventanu pani!!!”. I massi, che avevano in mano gli apostoli, diventarono pagnotte giganti, calde e fumanti. La pietruzza di Pietro diventò una briciola di pane minuscola. Pietro ci rimase malissimo, ma non avendo furbizia, accettò la lezione in silenzio. Il racconto continua, il giorno dopo Gesù disse ai discepoli di prendere una pietra e non un masso, ma Pietro, convinto di aver capito il trucco e poi di trovarsi in mano una bella pagnotta, prese con le mani un masso e se lo caricò sulle spalle. Arrivati in cima, Gesù, quella volta disse: “Ora, ca siti stanchi, assittàtivi supra e petri e ripusàtivi”. Pietro, tutto dolorante capì che i piani do Patri Maistru erunu sempri mpruvvisati, e che la vita è sempre un andirivieni di sorprese e novità. Un altro racconto dà la prova provata che la vita non è sempre rose e fiori. “Gesù, Pietru e i ladri”. Una sera, Gesù e Pietro, mentre camminavano per le campagne della Sicilia, non trovando alloggio in qualche bettola, chiesero ospitalità in un casolare sperduto. I padroni di casa erano dei malavitosi e ladri, ma Pietro, che non vedeva il male in nessuno di loro, li scambiò per brave persone e convinse Gesù a fidarsi di loro. Durante la notte, i ladri decisero di bastonare gli ospiti per derubarli e si avvicinarono a loro mentre dormivano. Gesù, che sapeva tutto, si mise a dormire dal lato del muro, lasciando Pietro dal lato esterno. I ladri arrivarono e riempirono di botte il povero Pietro e si allontanarono per qualche momento. Pietro, dolorante, ma sempre ingenuo, disse a Gesù: “Patri Maistru, mi stanu ammazzannu a lignati, putemu cangiari di postu?”. Gesù gli rispose: “Se se, mettiti o me postu, Pietru”. E così fecero, I ladri tornarono al buio e il capo disse loro: “Picciotti, chistu davanti, na buscatu assai di lignati, ora pigghiamu a vastunati chiddu ca sta ammucciatu d’arreri o muru”. E così il povero Pietro venne bastonato nuovamente.
Ecco quando l’ assenza di scaltrezza porta a subire le strane ironie della sorte e persino le angherie del mondo.

Esiste anche Il racconto della mamma di San Pietro in Sicilia.
Si diceva che la mamma di San Pietro fosse stata una donna incredibilmente avara ed egoista tanto che alla sua morte finì all’inferno. Pietro dispiaciuto, supplicò Gesù di salvarla e Gesù gli rispose: “Pietru, viri ca to matri nunn’ ha mai fattu, mancu na muddichedda, di beni, a nuddu di nuddu! Comu a pozzu salvari?”. Pietro ci pensò e rispose a Gesù: “Patri Maistru, na vota me matri, addvintau brava, tanto ca arriàlau na spogghia di cipudda a npuvireddu da strata ca nunn’avia mancu di chi manciari.” Gesù, allora fece calare una buccia di cipolla all’inferno come se fosse una corda. La madre di Pietro appena la vide ci si aggrappò e cominciò a salire verso il paradiso. Le altre anime dell’ inferno, appena la videro salire, si aggrapparono alle sue gambe per sfuggire dall’inferno e salvarsi. La madre di Pietro, presa dal suo radicato egoismo, cominciò a tirare calci, per liberarsi e urlò: “Lassàtimi iri, a cipppudda è mia, nunn’è a vostra e iu sula m’à salvari!!!”. A causa della cattiveria della madre di Pietro e del suo dimenarsi violento per cacciare gli altri aggrappati a lei, la buccia di cipolla si spezzò e la donna precipitò negli inferi. Pietro con la sua semplicità capì che la giustizia divina non può essere aggirata, nemmeno per sua madre.
La sequela dei suddetti “Cunti siciliani” mostra la figura del siciliano “sanu sanu”. Ecco le origini del detto “Sanu sanu comu a burritta do zu Pietru”.

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