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LE ODI

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LE ODI

A cura di Ludovico Anastasi

1 E il demerito mi assale in questo chiaro settembrino: quel che a lei chiaramente avrei dovuto dire, l’ho taciuto.

2 Giano bifronte, Acquario, mi taglio a sangue con le mondane forbici del giudizio vario a secondo degli umori che si susseguono come discenti in fila ai primi veri esami, ora terribili e quotidiani.

3 DIO ABITA IL PASSATO.

Tengo fermo il timone nello specchio d’acqua dei miei morti. Li’ non fa tempesta e se volge a nuvolo e’ per sentir piu’ intima la festa degli amori. Li’ sta la santita’ dei sorrisi, dei gesti buoni. Sta tutta li’ la meraviglia della vita e la sua grazia. Li’, nei vivi alla morte invisi, perche’ attorno, c’era da crearmi gioia. Poi, si sa, paziente la scaltra mastica l’attesa...

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LE ODI

Le Odi

A cura di Ludovico Anastasi

 

DEL DIVENIRE

 

Troppo spesso addebito la ruggine dei miei ingranaggi a contrari celesti cambiamenti. Ed e’ il solito fisiologico accavallarsi di giorni indifferente a perdite o guadagni nella dispersione di aneliti gettati ai lati delle vite come ferri vecchi.

 

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DEL NOSTRO OGGI

 

E che sia una estrema sintesi del disincanto, dell’afflato votato a scemare, quel che ci porta ogni giorno a lottare che’ oltre al piatto si riempi anche il cuore nelle disertate agapi in tempi di guerra e furore.

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LE ODI

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Le Odi

A cura di Ludovico Anastasi

 

INNAMORAMENTI

E capita che, a cielo aperto, il sorriso, non colto, scemi sul viso come la luce ignorata dalla coppia in momentaneo litigio, ora cullata dal fiore colto nel campo poco lontano a suggello del bacio infuocato.

 

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E ci vuole pazienza pura nel capire che la morte ti e’ vicina. Piu’ che nell’anima, nelle ossa si riverbera la sera, il parto immane, il travaglio immenso di un traguardo che scopri poca cosa, un tremolio, quasi una sbavatura. E ci vuole anche la postura dignitosa.

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LE ODI

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LE ODI
A cura di Ludovico Anastasi

 

 

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Alla sorgente dell’anima, arrampicati ci parliamo a singhiozzo. Tassello dopo tassello della tua bellezza ho allestito il mosaico. S’apre improvviso lo sguardo sul mare aperto, immenso. Fulmineo e’ il tuffo nuotando da pazzo verso lo specchio d’acqua che di noi faccia un tutt’uno e tutto d’un fiato prima che il mare ingrossi, mi renda cieco.

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LE ODI: AMURI

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Le Odi

Mi chiedo spesso se è vero che un tempo si riusciva ad essere più distesi. E più sereni. C’era come un punto di ancoraggio che ci infondeva una certa sicurezza interiore. Anni fa eravamo più attenti a cogliere le voci e i volti della natura. Pare che ci danzassero attorno. Trasformando i nostri sentimenti in soavi sguardi di contemplazione. Ed anche in slanci di amore. Vorrei tanto che questi versi, scritti in una notte d’estate dei miei anni “giovanili”, ci riportassero a rivivere un sogno lontano:

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Amuri, amuri, amuri, amuri, amuri è comu a terra mia arsa di focu: ccu suli ch’accarìzza e poi t’avvampa e l’ùnni ca ti vòlunu abbrazzàri

e u celu azzurru, lìmpidu, sirénu e i pàmmini d’alìu gemmi ‘ntricciàti e i préuli su chini di pinnénti e sciàuru di must...

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