RECENSIONI ED EVENTI
Da C.S. Comune di Acireale
Come nasce un personaggio destinato a entrare nell’immaginario collettivo? Quanto lavoro, osservazione e umanità si nascondono dietro una battuta diventata patrimonio della cultura popolare? Risate, applausi e un dialogo ricco di ricordi, aneddoti e riflessioni hanno caratterizzato la terza serata di “Quattro Serate con Carlo”, che ieri sera a Villa Belvedere ha visto protagonisti Carlo Verdone e Claudia Gerini, affiancati dai critici Roberto Chiesi, Pasquale Plastino e Mario Sesti, con la conduzione della giornalista Katia Scapellato.


L’incontro ha accompagnato il pubblico dietro le quinte della costruzione di alcuni dei personaggi più amati della filmografia di Verdone, ripercorrendo una collaborazione artistica che, da Viaggi di nozze a Grande grosso… e Verdone, ha dato vita a figure rimaste nell’immaginario collettivo.
Con la consueta ironia, Verdone ha ricordato proprio l’episodio ambientato a Taormina, considerandolo ancora oggi uno dei risultati più riusciti della sua carriera.
«Io sono uno che si critica moltissimo. Quando rivedo i miei film cerco sempre il difetto. In quell’episodio, invece, credo che io, Claudia e anche nostro “figlio” siamo stati letteralmente perfetti. È uno dei pochi casi in cui mi guardo e rido di me stesso, perché tutto fila nella maniera giusta.»
Il regista ha poi divertito il pubblico raccontando uno dei dettagli che più ama del personaggio interpretato in Grande grosso… e Verdone, ricordando il modo in cui distribuiva le mance, convinto di apparire un perfetto gentiluomo mentre, in realtà, rivelava tutta la sua cafonaggine.
Claudia Gerini ha raccontato, invece, il segreto di un’intesa artistica costruita nel tempo.
«Tra noi c’è sempre stata una sintonia speciale. Non riguarda soltanto la recitazione, ma anche i tempi, gli sguardi e perfino i silenzi. Ci fanno ridere le stesse cose ed è questa chimica che rende così naturali i personaggi che abbiamo interpretato insieme».
L’attrice ha ricordato con emozione anche quanto quell’incontro abbia segnato la sua carriera.
«Essere qui accanto a Carlo significa ripercorrere una parte fondamentale della mia vita professionale. È stato lui a tirare fuori, con quella Jessica una vena brillante che io stessa non sapevo di avere. Per me è un orgoglio far parte della sua filmografia e sapere che quei personaggi continuano ancora oggi a essere ricordati e amati dal pubblico».
Il confronto si è poi spostato sul significato più profondo del cinema di Verdone. I critici hanno evidenziato come la sua filmografia abbia sempre raccontato l’Italia senza giudicare i propri personaggi: anche quelli più arroganti, sgradevoli o apparentemente ridicoli sono osservati con comprensione e compassione, diventando il riflesso delle fragilità e delle contraddizioni della società.
Da qui la riflessione sul presente della commedia italiana.
«Il compito della commedia è raccontare il quotidiano, il momento attuale. Oggi è più difficile, perché viviamo un tempo segnato dalla solitudine e da una minore condivisione. Ma un autore deve continuare a intercettare quei tic, quei difetti e quelle contraddizioni su cui è possibile ironizzare e fare critica di costume. Oggi, però, mancano soprattutto grandi sceneggiatori».
Una lettura condivisa anche da Claudia Gerini, che ha osservato come una società più cinica e disincantata renda più complesso raccontare il presente attraverso la commedia, pur ribadendo di affrontare ancora il proprio lavoro con lo stesso entusiasmo degli inizi.

La serata si è conclusa con la proiezione di Grande grosso… e Verdone (2008), accolta dagli applausi del pubblico che, anche nel terzo appuntamento della rassegna, ha confermato il successo dell’iniziativa.
La rassegna si concluderà questa sera, domenica 12 luglio, con il quarto e ultimo appuntamento dedicato ad Al lupo al lupo (1992). Prima della proiezione, Carlo Verdone dialogherà con Sergio Rubini, Valerio Caprara, Nicola D’Agostino, Jean A. Gili e Caterina Taricano, accompagnando il pubblico nell’ultimo incontro di questo viaggio attraverso oltre quarant’anni di cinema italiano.


















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