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“Il nostro caro Antonino Leotta, figura di riferimento per tutti noi e prezioso collaboratore di Nuove Edizioni Bohémien, ci ha lasciati. Amico leale e instancabile, Nino lascia un vuoto incolmabile: siamo profondamente sgomenti, ancora bisognosi di quell’affetto che ci ha donato senza riserve. Per noi non è stato solo un collaboratore, ma una guida luminosa, un padre, un amico, un fratello. Per sempre Grazie, Nino.”
Maria Cristina
Riportiamo lo scritto del figlio Luca, intriso di verità assoluta.

“Impossibile trovare tutte le parole per renderne la grandezza. Questo è solo un pezzettino di tutto ciò che Leotta Antonino è stato per me e per tante persone:
“Come si dice, mio padre è stato un uomo buono. Nel senso più vero dell’aggettivo.
Un testimone attivo di pace. E tutti gli esseri umani degni di questo nome sanno, in cuor loro, quanto avrebbe bisogno di pace questo mondo, quanto dovremmo essere sempre e in ogni luogo disposti, come lo era mio padre, a portare la pace.
È stato un cristiano, ha imparato e insegnato l’amore oltre ogni retorica e vuoto rituale.
E da buon fratello di Cristo, è stato il più grande rivoluzionario disarmato che io abbia mai avuto la fortuna di conoscere. Perché in nome di quell’amore mai rinnegato, ha scelto di abbracciare una libertà piena, di vivere una vita gioiosa.
Ha scelto di essere intero e fragile, esposto, allo scoperto, con tutte le sue contraddizioni e complessità. Ha desiderato e si è preso, con tutte le sue forze, il diritto di innamorarsi e, cosa non scontata, anche il diritto di ricevere amore.
Senza il suo coraggio di fronte a quella che ha sempre ritenuto un’assurda contrapposizione tra il sacerdozio e la vita coniugale, la nostra famiglia, e tutta la bontà e la passione su cui è stata edificata, non sarebbero mai esistite.
Una scelta che mai è stata per lui egoismo, indifferenza o nascondiglio privato.
Perché ci ha insegnato che è possibile e doveroso amare la propria compagna o il proprio compagno, i propri figli e figlie, e l’umanità intera, senza risparmio. E senza che manchi amore per nessuno.
Mio padre è stato un uomo di calma, di voce gentile, di sorrisi, di ascolto, di gesti delicati e pensieri confortanti. Generoso e disponibile, per tutti, sempre. Un amico, un punto di riferimento per chiunque avesse bisogno di aiuto, di una presenza saggia e fraterna.
Sensibile ed empatico, interprete di pietà, partecipe sincero del dolore e della gioia degli altri.
È stato un uomo di compagnia, di canti e balli, di allegria, risate e leggerezza. Mio padre è stato un Carnevale.
Ma è stato anche capace di solitudine, di profonda riflessione e silenzi che io e lui abbiamo spesso condiviso, assieme a tantissime altre cose che ci univano, pur nella diversità.
Per tutta la sua vita, è stato un uomo d’azione, mai fermo un attimo, sempre in trincea per il bene, sempre pronto ad accendere, inventare, animare, organizzare, ad agitare la vita culturale e sociale degli spazi che ha attraversato.
È stato una memoria vivente e vivida di questa città che ha amato, nelle parole e nei gesti, che in queste ore sta dimostrando di ricambiarlo, ricordandolo con parole di stima autentica.
È stato il racconto sempre lucido di un ‘900 vissuto sulla pelle, e la lettura altrettanto lucida del presente.
Poeta, saggista, narratore instancabile. Ha amato le storie e le parole. Ha amato sceglierle, metterle insieme con cura, scriverle e dirle. E ha saputo donarle a tutte e tutti noi.
Se un uomo si definisce per le scelte che fa, per i valori che sceglie di mettere in pratica, incarnare, e non solo declamare, per la capacità di non sottrarsi alla vita, di mettersi in discussione, affrontare il conflitto, imparare, sbagliare, rischiare e costruire, non di giudicare ma di dialogare, accogliere e comprendere, mio padre è stato un uomo.
E io, e credo di poter dire senza timore di sbagliare, noi tutte e tutti, gli siamo infinitamente riconoscenti per essere stato con noi.
In una delle nostre ultimissime conversazioni, gli ho chiesto di esprimere un desiderio.
Mi ha risposto con questa disarmante semplicità: vorrei passeggiare per una stradina di campagna. E respirare.
Ce lo porteremo dentro così. Un uomo sereno, che passeggia in mezzo al verde.
Nino respira. E ci sorride”.




















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