INGEBORG BAUCHMANN E PAUL CELAN: UN AMORE A DISTANZA

Ingeborg Bauchmann

MEMORIE DI UN PERSONAGGIO 

A cura di Salvo Germano

Il 25 giugno è ricorso il centenario della nascita della poetessa austriaca Ingeborg Bauchmann.

Una figura di spicco intellettuale emersa nell’ambito del Gruppo 47, movimento culturale nato, appunto nel ’47 a Monaco di Baviera, e poi diffusosi nell’aria austro – tedesca, e a cui facevano parte scrittori ed intellettuali tedeschi intenzionati a far risorgere la grande cultura della Germania, ormai in declino dopo la repressione nazista. Era già in atto un processo di denazificazione e di riscatto culturale.

Ingeborg Bauchmann

Ingeborg Bauchmann

Tra questi, vi era anche il poeta romeno ebreo di lingua tedesca, Paul Celan che ha influenzato profondamente il pensiero e la letteratura di Ingeborg Hauchmann. Rapporto che ha segnato la vita sentimentale e affettiva, catapultandoli in un tumultuoso e passionale amore sin dal primo incontro. I due si incontrarono a Vienna nella primavera del 1948, dopo che Celan era fuggito da Bucarest, segnando così l’inizio di un legame intellettuale, sentimentale e di un fitto carteggio durato anni.

“…Ci diciamo l’oscuro / ci amiamo l’un l’altra come papavero e memoria…”.

Celan in “Corona” dedica questi versi al fatale incontro con la giovane poetessa, accomunati dalla stessa lingua. La “lingua oscura” della poesia, e che si uniscono come il papavero e la memoria, l’oblio e il ricordo.

Celan aveva perso i genitori in un campo di concentramento in Ucraina. Vienna è la città degli scampati alla deportazione, gli sradicati che hanno perso la propria “Heimat”, il luogo natio, con le proprie radici.

Il loro legame fu un “amore impossibile”, uno scontro doloroso tra la storia collettiva del popolo ebraico ferito e dissidi individuali.

Lei studentessa universitaria di filosofia, figlia di un fanatico aderente al partito nazista. Lui un giovane ebreo di 27 anni scampato per vie fortuite ai campi di lavoro. È questo è il punto di caduta, quel senso di colpa, l’atroce ferita che si porterà sino alla morte suicida. Non c’è amore, amicizia, matrimonio che possa sanare la colpa di essere sopravvissuto all’Olocausto.

Il loro è un amore a distanza. Paul si era trasferito a Parigi dove in seguito sposerà l’aristocratica pittrice Gisèle de Lestrange, da cui avrà un figlio.

Ingeborg Bauchmann e Paul Celan

La raccolta di lettere tra Paul e Ingeborg, edita da Edizioni Nottetempo, dal titolo “Troviamo le parole” – Lettere 1948 – 1973, testimonia, come scrivono i curatori, Andrea Stoll e Hans Höller, “uno dei più drammatici capitoli della storia della letteratura”. Il carteggio include la corrispondenza triangolare tra Inge, Paul, Gisèlle sua moglie e Max Frisch, con cui la scrittrice del romanzo “Malina”, ebbe una rapporto più stabile. Sono le amorose lontananze radicate nell’infelicità.

I critici hanno sempre evidenziato un legame reciproco che rifluì segretamente nelle loro opere, seppur la frequentazione tra i due fu rara in un ventennio di carteggio. Lui trepidamente aspettava la corrispondenza di Ingeborg. Si scrissero incessantemente. Ingeborg immaginava con una fantasia più incantata: “…Ho nostalgia di te e della nostra fiaba…”. “…Dovrei avere un castello dove portarti con me. Ci metteremo tappeti, e la musica, ci inventeremo l’amore…”. Questo era il tenore delle lettere. Tuttavia dopo un anno di astinenza, ella gli confidava quasi sfidandolo: “…non crederai che intanto io non sia circondata da uomini…”.

Quando finalmente Ingenborg, lo raggiunse a Parigi nella sua dimora al quartiere latino, la favola si trasformò in un dramma “strindbergiano”. Lei stessa lo definì così. La settimanale convivenza si rivelò un fiasco, un disastro. Da lì ad un anno Paul si unì sentimentalmente con Gisèlle de Lestrange.

Un legame molto profondo, in seguito minato gravemente da una forma di paranoia, esasperata da una campagna diffamatoria (l’affare- Goll) che lo accusò di plagio. A causa di una crisi mentale cercò di accoltellare la moglie. Non si trattò di un gesto legato a motivi personali, ma alla tragica conseguenza delle devastanti condizioni psichiatriche e della profonda instabilità emotiva di cui il poeta soffriva, acuita dall’esperienza della guerra e dai crescenti sensi di persecuzione. Gisèlle era a conoscenza del rapporto di Inge col marito. Il rapporto tra Giselle e Ingeborg non si ridusse ad una scelta netta tra gelosia e collaborazione: fu una evoluzione complessa caratterizzata inizialmente da sofferenza e rivalità, per poi trasformarsi in una profonda amicizia emotiva.

Ingeborg, non cerco mai di distruggere il matrimonio di Celan, al contrario lo spinse a non abbandonare la moglie, consapevole della fragilità psichica del poeta.

Le loro vite hanno avuto un tragico epilogo, lui suicida buttatosi nella Senna, lei gravemente ustionatasi con una sigaretta, che aveva incendiato la vestaglia, in preda di abuso di psicofarmaci e alcol. Dalla dimora di via Giulia a Roma e ricoverata ad Santo Eugenio, si spense il 17 ottobre del 1973.

Tre anni prima il suo Paul, nei suoi deliri psicotici fu raccolto morto nelle acque della Senna.

Quei papaveri di cui parlava Celan nella poesia “Corona” rappresentano il sonno, l’oppio per dimenticare l’orrore del dolore ed il ricordo indelebile della memoria dell’amore.

Cosi sordido e infelice fu questo drammatico amore, fatto di parole, di versi, di passione, ma soprattutto di distruzione.

Eros e Tànato insieme, in una pulsione verso l’autodistruzione.