RECENSIONI ED EVENTI
A cura di Giovanni Vecchio
Sullo sfondo di una Acireale della prima metà dell’Ottocento, oppressa dal dominio borbonico e scossa dai primi tumulti risorgimentali, si snoda “Gli Acigalatoti”, l’intenso romanzo storico di Maria Cristina Fichera Sardella (Lecce, 2026). In una prosa elegante e sapientemente scandita in quindici capitoli – ciascuno introdotto da una pregevole citazione letteraria -, l’autrice orchestra una trama avvincente fatta di congiure, tradimenti, rapimenti e passioni clandestine per sfuggire all’occhio vigile della gendarmeria.
Al centro del racconto spicca la figura di Agata, una giovane donna segnata dalla tragica perdita del padre in un agguato. La sua vita prende una piega drammatica quando un personaggio rozzo e strozzino cerca di rivendicarne la tutela per scopi loschi. Con una straordinaria cura del dettaglio, l’autrice dipinge di Agata un ritratto vivido, delicato ma incisivo: una figura di riservatezza e profonda religiosità che, anche di fronte alle prove più estreme, trova la straordinaria forza d’animo per difendere la propria dignità e il suo amore puro per Pietro Russo, il suo giovane salvatore.

Attorno alla protagonista muove un affresco di personaggi ben delineati: dal gruppo di “illuminati” locali (gli Acigalatoti), guidati clandestinamente da una figura di alto profilo culturale, quella di don Giuseppe Romeo, il Professore, che aiuterà Pietro, figura imbevuta da fervore patriotico, e la giovane Agata, ad affrontare le insidie e i rischi che minacciavano la loro vita.
Ma il vero valore aggiunto dell’opera risiede nella capacità dell’autrice di far respirare al lettore le atmosfere dell’epoca. Le “Chiazzette” e il mare di Aci e Galatea non sono semplici quinte teatrali, ma veri e propri interlocutori dell’anima, custodi delle paure e delle speranze dei protagonisti.
La narrazione equilibra magistralmente momenti di lirica descrittiva e ritmi incalzanti, restituendo uno spaccato autentico – seppur romanzato – delle lotte per l’indipendenza e dell’animo popolare dell’epoca. Dal punto di vista stilistico, l’uso impeccabile dell’italiano testimonia la solida formazione liceale dell’autrice presso il liceo Classico “Gulli e Pennisi” di Acireale; a questo si affianca una vivace presenza di dialoghi in dialetto (con puntuali traduzioni a piè di pagina) che, sebbene difficili da comprendere per un lettore non siciliano, restituiscono appieno il colore locale e la parlata del tempo.
Con una tensione drammatica che tiene in sospeso fino all’intricato scioglimento finale, la vicenda regala al lettore una conclusione catartica, dove la verità trionfa e la giustizia trova una sua concreta realizzazione storica. “Gli Acigalatoti” è molto più di una finzione letteraria: è un appassionato tributo alla memoria di un territorio, un’opera da far circolare ampiamente tra i lettori acesi e non solo.


















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