Catania abbraccia il Cardinale Pietro Parolin per il IX Centenario Agatino: fede, storia, cultura e il nobile omaggio di Franco Di Guardo

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EVENTI

In occasione del IX Centenario della traslazione delle reliquie della Patrona, il Cardinale Parolin, Collare della Santissima Annunziata, riceve il Cavaliere Ufficiale Di Guardo per la consegna del suo ultimo lavoro letterario.

A cura di Maria Cristina Torrisi

Catania e il suo territorio hanno vissuto giornate di straordinaria intensità spirituale e di altissimo valore storico in occasione delle solenni celebrazioni per il IX Centenario della traslazione delle reliquie di Sant’Agata da Costantinopoli a Catania (1126–2026), un appuntamento reso ancora più solenne dalla presenza di S.E.R. il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano, giunto in terra etnea nella veste di Legato Pontificio. La visita del porporato ha toccato tappe dal forte significato simbolico ed ecclesiale, dalla profonda devozione presso il Santuario di Mompileri a Mascalucia, fino alla rievocazione storica ad Aci Castello e all’abbraccio corale della comunità in Piazza Duomo.

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Nel corso delle celebrazioni, il Cardinale Parolin ha offerto alla comunità un’intensa riflessione ispirata al Salmo 1, noto come il salmo delle due vie o della vera felicità, invitando i fedeli a riscoprire in Dio la sola sorgente della vera felicità: «L’uomo trova la sua vera felicità quando pone le proprie radici in Dio. Tutti gli uomini cercano la felicità autentica, ma essa non coincide con quella che il mondo propone». Il Segretario di Stato ha messo in guardia dal rischio strisciante di abituarsi a vivere nell’indifferenza spirituale: «Oggi spesso Dio non viene negato, ma semplicemente non viene ascoltato, come se non servisse. La Legge di Dio è sorgente e non limite: è una via che ci conduce alla libertà autentica». Volgendo poi lo sguardo alla patrona di Catania, il porporato ha ricordato come la forza straordinaria di Sant’Agata non nascesse da un semplice coraggio umano, ma da una relazione viva con Cristo: «Celebriamo la vita di una donna che, con speranza, ha portato frutto. Mettiamo le nostre radici nel Signore, per portare frutti di vita e di vera felicità».

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A coronamento di questo intenso percorso spirituale, nella serata di lunedì 17 agosto, al culmine del Giubileo agatino, il Cardinale Parolin ha presieduto il solenne Pontificale in Piazza Duomo dedicato alla Santa patrona, portando in terra siciliana la benedizione e l’affetto di Papa Leone XIV, unito spiritualmente alla gioia della cittadinanza. Durante la toccante omelia, il porporato ha ricordato che «Sant’Agata non appartiene semplicemente alla storia di Catania: appartiene all’oggi di Dio e continua a camminare con il suo popolo». Citando Sant’Agostino e Tertulliano ‒ per il quale il sangue dei martiri non è una sconfitta, ma il seme da cui continuamente rifiorisce la Chiesa ‒, il Legato Pontificio ha esortato a guardare ad Agata non come a una figura confinata nei «musei della memoria», bensì come a un esempio vivo di santità capace di generare ancora oggi fede, speranza e carità. Richiamando la chiamata al “martirio della fedeltà” quotidiano e al martirio incruento, Parolin ha invitato la comunità a “non avere paura”, fondamento stesso della fede cristiana, rivolgendo infine un’accorata preghiera per i tanti fratelli che nel mondo soffrono persecuzioni a causa del Vangelo.

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Un momento di immensa commozione si è svolto la mattina di lunedì 17 agosto in una gremita Piazza Duomo per il rito legato al busto reliquiario di Sant’Agata e al sacro teschio, riportati agli antichi splendori dopo la ricognizione canonica e un attento intervento di restauro. L’opera originaria, capolavoro in argento dorato realizzato tra il 1373 e il 1376 dall’orafo senese Giovanni di Bartolo, è stata infatti sottoposta a un delicato e straordinario restauro eseguito direttamente a Catania nell’arco di circa cinque mesi dai professionisti dei Musei Vaticani, con il cantiere guidato dalla direttrice Barbara Jatta, la supervisione delle autorità ecclesiastiche locali e l’autorizzazione del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. Presentato nel luglio del 2026, l’intervento ha visto il busto temporaneamente liberato dagli ex voto per consentirne la pulitura, permettendo l’eccezionale riscoperta della delicata policromia e dei colori trecenteschi originari, che hanno restituito al volto della Santa una veste cromatica e una luminosità inedite. Davanti a una folla intenta e commossa, l’Arcivescovo di Catania Mons. Luigi Renna e il parroco di Viagrande Don Giuseppe Guliti, in qualità di custode delle reliquie per l’Arcidiocesi, hanno riposto il sacro cranio all’interno del reliquiario, procedendo alla solenne apposizione dei sigilli e rendendo così anche la comunità viagrandese partecipe e protagonista di questa importante pagina di fede.

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Tra gli appuntamenti più suggestivi e raccolti della visita del Legato Pontificio figura la celebrazione eucaristica tenutasi in forma privata presso il prestigioso e monumentale Monastero di San Benedetto nella storica Via Crociferi a Catania domenica 16 agosto. In questa cornice di alto raccoglimento era presente il saggista e ricercatore storico-gastronomico Franco Di Guardo, Cavaliere Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Nel corso dell’incontro, Di Guardo, già autore delle pubblicazioni I Siciliani I Dolci I Savoia e La Pasta e i Savoia (Algra Editore), ha avuto l’onore di essere ricevuto da S.E.R. il Cardinale Pietro Parolin e di donargli personalmente una copia del suo ultimo lavoro letterario, La Corona dei Savoia è servita! (Algra Editore). Un’opera che racconta con passione e ricerca storica uno spaccato importante della nostra tradizione e cultura gastronomica legata alla Real Casa di Savoia e al Risorgimento italiano, un prezioso atto di microstoria che dimostra come i Savoia abbiano plasmato l’identità culinaria del nostro Paese.

L’omaggio ha assunto un altissimo valore simbolico e intriso di storia: il Cardinale Parolin è infatti insignito del Collare della Santissima Annunziata, la più alta onorificenza della Real Casa di Savoia. L’incontro tra il porporato e il Cavaliere Di Guardo ha rappresentato così un fecondo momento di dialogo e stima reciproca, capace di unire la memoria storica gastronomica italiana e la tradizione sabauda.

In questo felice intreccio tra fede, storiografia e patrimonio immateriale, il IX Centenario Agatino non celebra soltanto un glorioso anniversario del passato, ma riafferma il valore della memoria come ponte verso il futuro, ricordando come le radici culturali e spirituali di una comunità siano la linfa più vitale per custodirne e tramandarne l’identità.

 “Tu che splendi in paradiso coronata di vittoria, o Sant’Agata, la gloria per noi prega di lassù”.