LE ODI

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Le Odi

A cura di Ludovico Anastasi

 

E quell’onda asimmetrica, contraria, che m’investi’ durante l’approdo a riva e in alto mare mi ancora, Don Chisciotte della croce in tempesta che ghiaccia ed implora, oh Buon Dio, una carezzevole simmetrica onda.

 

DEI POETI

E le vastita’ d’azzurro e di mare nelle giornate di sole, o le notti fonde di nero tinte, egualmente ci straziano il cuore sui fogli. Coup de theatre, si direbbe, nella banalita’ dello scrivere che sa tanto di morte.

 

E quali seguenze di noi resteranno nella memoria, regno difficile da governare dopo la sutura di eventi in libera uscita che fanno ostile la vita e stanca la sera?.

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DEL NOSTRO UMANO STATO

E avremmo dovuto affrancarci dalle nostre ombre, regnare felici nella luce senza tirare al pari o al dispari, senza fiati sospesi felicemente liberi da ogni nostra remota azione fallace. E invece siamo ancora qui a pigolare nelle tenebre.

 

DEL BUON COMMIATO

E’ buona norma andare con le scarpe lucidate per la via maestra oltre confine, le suole intatte, giacche ben abbottonate. Buon pro ci faccia un pizzico d’eleganza, un po’ di tono alla nostra insignificanza.

 

AMEN

Ora e’ genesi: faccio alba la sera, riporto i sogni alla culla, intesi e sottintesi per una vita buona e piena. Alleluja, sia lode a me in fondo alla terra.

 

DEI TENTENNAMENTI

A volte maturi slanci reclamano impennate fino al settimo dei cieli. Cautela, cautela sussurrano i saggi. E a furia di ascoltarli invecchiano le ali, si salta a centimetri, appassiscono le rose da donare. Ah! grande l’offesa alle stelle pronte ad assecondare sconvolgenti piani.

 

E quel tempo che calamito’ i miei passi costringendomi al lento fluire delle mie risorse, ancora piu’ deciso mi perfora l’anima e molte ore mi trascorre dentro, come s’io fossi un suo oggetto, una moneta da gettare sul suo tavolo da gioco.

 

STATO FEBBRILE

Non so di che notte si parli stanotte. Fuori un cane abbaia come a dirmi che credere cosi’ poco nella vita e’ da perdente. Vorrei ripescare le mie antiche voglie per sentirmi forte. Con quella forza mettiamo al mondo figli, nascono i nipoti. E a vedere i milioni di infelici mi chiedo se non e’ una superficie di pensiero ad accompagnarci lungo gli anni. E forse sono le stelle a volerci in serie, come nelle fabbriche gli oggetti.

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