RECENSIONI ED EVENTI
A cura di Maria Cristina Torrisi
A pochi mesi dal grande successo ottenuto durante la Notte Nazionale del Liceo Classico dello scorso marzo, gli studenti del Liceo Classico “Gulli e Pennisi” di Acireale sono tornati in scena, questa volta presso la Villa comunale di Aci Sant’Antonio, per portare la potenza e il dolore della tragedia euripidea attraverso l’adattamento e la regia di Carmelo R. Cannavò, coadiuvato da Grasso Miryam come aiuto regia. Il progetto è stato coordinato dai professori Marco Vinci e Serena Bella.

La replica, fortemente voluta dal Sindaco di Aci Sant’Antonio, ha confermato la forza di una messinscena per nulla scontata, capace di trasformare il classico euripideo in un monito bruciante per il presente.
Lo spettacolo ha rappresentato una sfida artistica e civile di alto livello. La recitazione dei giovani attori ha sorpreso per la maturità dimostrata dagli stessi, capaci di infondere vita a una tragedia che attraversa i secoli per parlare, con sconcertante attualità, alla nostra epoca.

La messa in scena ha operato un efficace salto temporale, attualizzando il tema della guerra e della sofferenza universale delle madri che, in ogni tempo e sotto ogni cielo, vedono i propri figli strappati alla vita. La scelta dei costumi e l’interpretazione non hanno lasciato spazio a dubbi: la tragedia di Troia è la tragedia del mondo contemporaneo. La crudeltà, purtroppo, si perpetua immutata nella storia: bambini uccisi affinché non diventino adulti, vittime di un meccanismo di violenza che l’uomo, pur conoscendo gli orrori del passato, sembra destinato a ripetere.


“È giustificabile la violenza in nome della pace?”
Questa è la domanda che, attraverso le voci degli attori che si sono mossi tra il pubblico, ha scosso le coscienze dei presenti. Un interrogativo che ha aperto una riflessione profonda sulle “strategie di comunicazione” e sull'”arte della retorica”, utilizzata dalla politica per giustificare l’orrore. Il pubblico,tra le fila della platea, ha reagito con commozione e partecipazione, percependo nitidamente come lo spettacolo non fosse una semplice rappresentazione, ma un atto di denuncia contro ogni forma di schiavitù e sopruso.

Il momento culminante ha visto la messa in scena di una fine straziante, segnata da un canto lirico della morte che si è levato tra scenografiche immagini di fiamme, metafora di una distruzione che, purtroppo, continua a segnare il nostro presente. Un finale potente, capace di lasciare un segno indelebile, a dimostrazione che, ancora oggi, il teatro rimane lo specchio più fedele e necessario dell’umanità.


















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