Memorie
Pillole di
“SAGGEZZA POPOLARE SICILIANA”
A cura di Giuseppe Firrincieli
Ambasciatore dell’Identità Siciliana nel Mondo, dell’Accademia EuroMediterranea delle Arti
Ottava puntata
Oggi presentiamo la figura del “Paraninfu” e proverbi siciliani che si affacciano al pianeta dei matrimoni “cunzati” in Sicilia.
U Paraninfu è un protagonista di matrimoni fino agli anni 60 del secolo scorso.
Matrimoni combinati e i cunsigghi do Paraninfu:
“Diciott’anni idda e vint’ottu l’omu,
pì nu bonu matrimoniu”
“Bona maritata, senza soggìra e cugnata”
“Dopu i cunfetti, si vìrinu i difetti”
Ecco riemergere la figura del “Paraninfu”. Nella Grecia classica, il “paranymphos” era una un personaggio d’onore, presente ed essenziale nelle cerimonie nuziali. Si trattava generalmente di un amico intimo o di un parente dello sposo che aveva il compito di scortare la sposa sul carro nuziale, nel tragitt,o della casa dei genitori alla nuova dimora del marito, sedendo proprio al suo fianco. La figura femminile, equivalente a paraninfa, assisteva invece la sposa fino al letto nuziale, ruolo che gli antichi romani avrebbero poi affidato alla pronuba.

Con il passare dei secoli, il ruolo cerimoniale di “accompagnatore e protettore” degli sposini è stato trasformato radicalmente. Ieri e non più oggi, il termine ha assunto sfumature diverse: sensale di matrimoni che indica chi si adopera a fare incontrare due persone e combinare il matrimonio. Mezzano o ruffiano, in senso più ironico, talvolta spregiativo, veniva usato per descrivere un intermediario di relazioni amorose. Quest’ultimo termine racchiude l’idea suggestiva di qualcuno che fornisce appoggio e scorta alla nascente cellula matrimoniale. In Sicilia, la figura del “paraninfu”, o “sinsali” di matrimoni, è stata per secoli una vera e propria istituzione sociale, un pilastro insostituibile nell’ “arte” di cunzàri matrimoni. A differenza del significato originario del termine greco, quale semplice accompagnatore d’onore, in Sicilia è diventato un diplomatico del cuore e un tessitore di accordi economici per le doti agli sposi. Ancora, nelle epoche, in cui la convenienza sociale, economica e familiare dominava sul romanticismo e i giovani ziti avevano pochissime occasioni per incontrarsi o potersi parlare liberamente, il paraninfu agiva come un vero e proprio intermediario, prima valutava la fattibilità del matrimonio, il prestigio delle famiglie, e la cosa più importante la dote e la consistenza patrimoniale, poi conduceva le delicate trattative economiche tra i genitori dei futuri sposi, affinché nessuno perdesse la faccia; addirittura il Paraninfu serviva anche a scongiurare decisioni drastiche dei giovani come la celebre fuitina, organizzando le nozze alla luce del sole.
Il compenso e il prestigio: Il paraninfu raramente svolgeva questo ruolo a titolo gratuito e nelle grandi città si faceva pagare in denaro, mentre nei paesi e nelle borgate, i compensi arrivavano sotto forma di beni della terra come olio, vino, vitelli, capre, pecore, formaggi e cereali. In molti, anche per prestigio sociale, avendo un’attività primaria, lo facevano per pura passione e per il loro prestigio sociale. Combinare un matrimonio per uno speziale (farmacista), commerciante, medico ed altri professionisti, era un immenso prestigio sociale e diventava come arrivare al riconoscimento di una medaglia d’onore davanti all’intera comunità, mentre un fallimento era una macchia sulla propria reputazione.

Quando si ravvisava la fretta per un matrimonio, dovuta ad un fuitina o per qualche gravidanza improvvisa e inattesa, il paraninfu veniva chiamato d‘urgenza, proprio quando i fidanzati combinavano scandali e “chiacchiri di curtigghiu”.
“A jatta priscialora fici i jattareddi orbi” (la gatta frettolosa fece i gattini ciechi). Il proverbio veniva usato quando il sensale doveva combinare un matrimonio in fretta e furia, magari dopo una fuitina improvvisa, e senza rispettare gli accordi presi per le doti e senza il benestare di qualche genitore della coppia. Ecco che spunta il proverbio “Dopu i cunfetti, si vìrinu i difetti”. Dopo le trattative del matrimonio, il paraninfu mostrava la realtà dei fatti: “Durante le trattative tutto si mostrava perfetto, ma la convivenza quotidiana degli sposi rivelava la loro vera natura, o per influenze di gelosia di suocera, cognata ed altri parenti.
U paraninfu, in Sicilia, quale u sinsali di matrimoni, era una persona di paese che conosceva le famiglie, le condizioni economiche, i beni di famiglia ed in caso di accordi di matrimoni, gestiva le trattative per la dote, le intese economiche tra le famiglie dei giovani interessati al matrimonio. Il compenso avveniva a matrimonio effettuato ed il sensale poteva ricevere come ricompensa anche doni in natura come farina, vino, olio e denaro. Nei matrimoni fra famiglie ricche e proprietari di terre, il padre della sposa che andava dal notaio per assegnare la dote alla figlia, come la casa, le terre, inseriva anche il paraninfo, sull’assegnazione, per qualche anno, di una salma di frumento, e cioè fino a quando la figlia sarebbe rimasta incinta e lo avrebbe reso nonno. Ma il paraninfo aveva anche i suoi proverbi contro, come: “Do sinsali, nun ci accattari vinu e mancu muggheri”
Nella cultura del teatro, la figura del paraninfo è stata resa celebre da Luigi Capuana. Il protagonista è don Pasquale Minnedda, un ex maresciallo della Guardia di Finanza in pensione che usa la sua abilità per accasare le persone nel contado siciliano.


















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