GALLERY: VITA DELL’ ARTISTA
A cura di Salvo Germano
Lo scopo di questa mio report, non è tanto l’indagine epistemologica a carico di Pablo Picasso, ma riflettere sul rapporto tra il pittore spagnolo e il mondo femminile, che nel caso specifico, affiora in modo trasversale, e neanche tanto, aspetti giuridici di rilievo penale.
Né vuol essere l’esercizio di un processo penale, a 53 anni dalla sua scomparsa.
Ma alla luce delle nuove sensibilità emerse in questi ultimi anni sulla violenza alle donne, qualche riflessione in merito alla questione, è bene far rilevare.

Pablo Pucasso
Il mio giudizio non ha valenza critico – artistica ma solo morale, scindendo l’Artista dall’Uomo Picasso.
Né intendo spingermi ad esplorare gli aspetti tecnici e concettuali dell’opera, inserita nel suo contesto storico e già ampiamente posta all’attenzione della critica più autorevole dell’ultimo mezzo secolo.
Non ho le competenze del critico d’arte, per quanto ami follemente la pittura, la musica e la letteratura, ma credo di essere in grado di indagare l’animo umano e scendere nei recessi più profondi, dove si annida l’abisso del male, del sadismo psicologico e delle ritorsioni sessuali predatorie. La letteratura consumata negli anni, maturatasi attraverso il teatro, forgia, informa e indaga l’ontologia del male.
Risulta anche più facilmente tangibile, in base ai vari saggi o profili biografici pubblicati, certo non tracciabili in quelli di tipo solamente ageografico. Una certa idea me la sono fatta.
Non voglio demonizzare, in un impeto distruttivo, l’Arte picassiana, ma stigmatizzarne l’eterogenesi pittorica, dai risvolti rovinosi causati al mondo femminile che lo ha circondato, sì, rientra nella coscienza individuale e collettiva.
Perché dietro ogni tela c’è una vita spezzata, umiliata e a volte, atrocemente schiavizzata.
C’è materia viva, sangue carne, per ulteriori speculazioni di tipo antropologico ed etico.
Nel rapporto malato tra Arte e Femminilità, nella variegata antologia “ontologica” di Pablo intravedo, al di là della sua ricerca visiva, una indagine filosofica sulla psiche umana dell’artista, che rasenta i limiti della aberrazione.
Tuttavia mettere in dubbio il Genio artistico di colui che ha segnato in modo personale e inequivocabile l’evoluzione della storia dell’arte del ‘900, SAREBBE FOLLE.
La “magna quaestio” su cui focalizzare l’attenzione è come Pablo Picasso sia arrivato a divenire una delle figure più iconiche della pittura del XX sec., le cui valutazioni raggiungono cifre esorbitanti nel mercato più esclusivo delle aste internazionali.
Basti pensare che “Le donne di Algeri” la versione “0” dipinta nel 1954, è stata venduta all’asta di Christie’s di New York nel 2015, per la cifra di 179, 4 milioni di dollari. E sapete da chi?
Dallo sceicco del Qatar, Hamad bin Jaber Al Thani.
Dato il soggetto si desume essere acquisita per vanità come simbolo di uno “status” fatto di lusso e di prestigio. È così che si nutre il mercato internazionale delle opere picassiane. Non solo animato da esperti collezionisti, ma dell’èlite finanziaria, economica e politica planetaria.
Nella sua vita artistica e privata, la donna di Pablo, è spesso ritenuta l’elemento plastico “usa e getta”, la “musa” dell’effimero, che in un “raptus” di istinto primordiale, ne determina
la genesi pittorica, rivelandone il forte impatto creativo, in cui viene inglobato tutto l’universo femminile. Esso è stato scarnificato, scisso e deformato, in una vera e propria dissezione psicologica e artistica.
E questo Pablo lo fa con la stessa freddezza chirurgica di un anatomopatologo, nell’analisi di un cadavere.
Picasso crea per poi distruggere, in un processo predatorio distruttivo delle donne, che sono schiave modelle amanti, che in un perverso trittico relazionale, hanno concluso la vita col suicidio o, nel migliore delle ipotesi, internate in strutture psichiatriche.
In questo processo sadico di cannibalismo, emergono gli aspetti estetici e formali più caratterizzanti, che hanno condizionato la vita culturale e artistica del secolo scorso.
Picasso ha pervaso il pensiero filosofico dell’arte, attraversando con la contaminazione semiologica, l’architettura, la sociologia e la stessa storia della musica.
L’amicizia tra Picasso e Igor’ Stravinsky ha rivoluzionato, ad esempio, la concezione del balletto classico. Stringendosi in uno stretto sodalizio artistico col musicista russo, con l’intento unanime di rompere con il mondo accademico, i due geni attingono dalle forme più folcloristiche e ai riti pagani, dando un impulso alla creazione dei nuovi canoni estetici e formali del novecento. Picasso firmò le scene e i costumi di “Pulcinella”.
Il balletto composto da Igor Stravinsky, fu rappresentato all’Opéra di Parigi nel 1920, e fu scritto dopo un viaggio insieme in Italia, a Napoli e Pompei
Cosa non ha pervaso il pensiero estetico e concettuale di Picasso, è difficile dirlo lungo il ‘900. La scultura, “La chitarra” 1912 – 1913, è un assemblaggio di lamiera e filo metallico in forma tridimensionale è un punto di riferimento e un pilastro della storia dell’arte del secolo scorso. Dalla scenografia, alla ceramica, dlle arti grafiche e persino la moda e l’interior designer hanno contaminato l’evoluzione artistica del genio spagnolo.
Il genio assoluto, che ha consegnato l’arte del ‘900 alla parte più demoniaca e distruttiva del suo essere, il “macho dominante”, nei confronti delle centinaia di donne che egli ha conosciuto nella sua lunga vita di ultra novantenne.
Alla luce di tutto questo, Picasso ha violato brutalmente, non solo la sensibilità femminile, ma il codice penale odierno. Rischierebbe oggi la detenzione carceraria senza se e senza ma.
È un tema centrale nel dibattito tanto in voga oggi della “cancel culture” e sulla rivalutazione etica nella storia dell’arte.
Lo stesso discorso varrebbe per Angelo Merisi, detto il Caravaggio, tuttavia con valutazioni prospettiche differenti.
Secondo i parametri giuridici e sociali contemporanei,
Il “Caso Picasso” si configura nella permeabilità tra Etica e Diritto penale moderno.
Nel XX secolo le dinamiche tossiche di Picasso venivano romanticizzate come “necessario tormento del genio”. Oggi la critica ha decostruito, smontando questo mito. Le condotte dell’artista non sono più lette come eccentricità artistiche, ma come asimmetrie di potere e abusi sistematici.
Se Picasso operasse nell’epoca attuale, molte delle sue azioni rientrerebbero nella fattispecie di reato punibile con la reclusione:
relazioni con minori, adescamento e atti sessuali con minorenni.

Ritratto di Marie Therese Walter morta suicida
Nel 1927 Picasso (45 anni) iniziò una relazione con Marie-Thérèse Walter, 17 anni, allora minorenne. La considerò la “musa d’oro”, fonte di ispirazione artistica sensuale e biomorfica. Una relazione clandestina che culminò in una tragedia esistenziale, in un rapporto di tipo padre – padrone.
Fu la modella immortalata nella “Ragazza davanti allo specchio”, poi mollata quando in dolce attesa della figlia Maya, scomparsa nel 2022. Ella donò moltissime opere del padre al museo Picasso di Parigi, anche per sottrarsi all’enorme peso fiscale francese.

Picasso con la ballerina russa Olga Chochlova, poi moglie
Picasso era già sposato con la ballerina russa Ol’ga Chochlova. Il rapporto entrò in crisi proprio a causa della scoperta della relazione con la Walter.
Il rapporto e l’adescamento di una minore sfruttando una posizione di forte divario sociale e l’atto sessuale con minori di 18 anni, in presenza di abuso di autorità o manipolazione, comporterebbe severe pene detentive.
Ancora il Genio a dominare imperterrito sulla morale comune.

Picasso con Dora Maar
Maltrattamenti psicologici, stalking e violenza psicologica vennero inflitte alla fotografa DORA MAAR, che seguì l’evoluzione fotografica di “Guernica”, isolata, umiliata pubblicamente e spinta intenzionalmente alla depressione attraverso la rivalità con la Walter. Nei moderni codici penali, il danno psicologico documentato e la manipolazione mentale sono perseguibili con il carcere. La Maar fu sottoposta a pesanti trattamenti psichiatrici con l’elettroshock.
Violenza domestica e fisica dominano il machismo indomito di Picasso. Testimonianze biografiche inclusa quella di Françoise Gilot, riportano episodi di violenza fisica, come sigarette spente sul viso o aggressioni verbali degradanti. Nel diritto contemporaneo le lesioni personali e la violenza domestica prevedono l’arresto e misure cautelari restrittive.
La critica più attenta all’etica evidenzia come la condotta di Picasso abbia portato alla distruzione sistematica dell’identità delle sue partner: due di loro si suicidarono, Marie-Thérèse Walter e JACQUELIN ROQUE.
Altri, come abbiamo ricordato, subirono crolli psichiatrici: Dora Maar e Olga Chochlova.
Sebbene il codice penale non possa condannare per “istigazione al suicidio” senza prove dirette, la sensibilità giuridica odierna assimila questo comportamento ad una forma di violenza di genere coercitiva, che priva la donna della propria autonomia fino all’annientamento. Picasso andrebbe in carcere?
La risposta è sì. Se Pablo Picasso agisse oggi secondo i medesimi schemi comportamentali,
sarebbe soggetto a denunce per violenza domestica, abusi su minori e stalking.
Subirebbe l’immediato isolamento mediatico ed economico. La “cancel culture”, calerebbe inesorabilmente su di lui. Certo stiamo parlando ipoteticamente di un Picasso nella contemporaneità.
Affronterebbe processi penali con un’alta probabilità di condanna alla detenzione carceraria. Ma LA GENIALITÀ PICASSIANA è prevalsa sull’ anima malvagia dell’artista. Tutto è permesso all’artista.
Si apre un punto di domanda incentrata sui limiti entro i quali “genio e sregolatezza” possono sussistere. Non saprei dire dove il male e il bene materiale della produzione artistica possano, o debbano prevalere l’uno sull’altro.
Meglio una tela dipinta da Picasso, come, ad esempio, “Le Reve”, che ritrae Marie Therese Walter, amante morta suicida. La tela finita, guarda caso, non in un museo, come patrimonio dell’umanità, ma nelle mani del collezionista miliardario statunitense, Steven A. Cohen, che acquista nel 2013 per 155 milioni di dollari, o la salvezza di una vita umana?
Il dibattito aprirebbe a lunghe riflessioni etico morali senza via di fuga.
La critica attuale, compreso quella del nostro Vittorio Sgarbi, invita a porre una totale separazione tra moralità e valore intrinseco delle sue opere. La condotta deprecabile dell’artista non devono inficiare il giudizio sulla sua rivoluzione estetica. Il “dictat” è scindere l’artista dall’uomo, separando il valore storico dell’arte dalla totale condanna morale e legale dell’uomo.
Le testimonianze scritte da Françoise Gilot nel suo libro “Vita con Picasso” sono una spaccato di una crudezza sconcertante.
Un’altra biografia interessante è quella della saggista britannica Sue Roe, che in “Le sei donne che amarono Picasso”, pubblicato da Enaudi, ci riporta nella sfera intima e privata del pittore spagnolo. La tendenza unanime della critica contemporanea è quella di non ribaltare la mitologica figura del “genio assoluto”.
Anche se il ruolo delle donne viene bilanciato, per non dire barattato, al costo umano, speso in termini di determinazione e alla distruzione sistematica dell’animo femminile. In fondo, queste donne lui le amava, ma dopo le piantava in asso in cerca della prossima sventurata preda.
Unica eccezione fu FRANCOISE GILOT, che fu in grado di sottrarsi alla distruzione psicologica. Dopo dieci anni di relazione e due figli, e dopo aver compreso la natura distruttiva dell’artista, ebbe la forza di lasciarlo. Fu una delle prime a denunciare l’aspetto manipolatore del loro rapporto.
È necessario mettere la lente di ingrandimento sulla duplicità che l’eredità di Picasso ci ha lasciato, citando Robert Louis Stevenson, ci verrebbe da dire che siamo davanti ad un signor Jekylin e il signor Hayde della pittura.
Da una parte l’innovazione rivoluzionaria del cubismo, dall’altra la predazione emotiva.
“Le demoiselle d’Avignon” e la suite 347″, vengono interpretate dalla critica, non solo come apoteosi formale, ma anche come specchi di una estetica in cui il corpo femminile è subordinato ad una violenta scomposizione autoritaria.


















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