Il saggio di Felice Vito Vitale “Montgomery, un Generale in Sicilia tra pensieri e aneddoti” smonta i falsi miti sullo sbarco degli Alleati in Sicilia del 1943

Felice Vito Vitale Montgomery Copertina

RECENSIONI ED EVENTI

A cura di Giovanni Vecchio

A oltre ottant’anni di distanza, la memoria storica dello sbarco in Sicilia (l’Operazione Husky) rimane un terreno fertile per equivoci, narrazioni edulcorate e veri e propri luoghi comuni. A fare ordine in questo mosaico complesso arriva il nuovo lavoro di Felice Vito Vitale, “Montgomery, un Generale in Sicilia tra pensieri e aneddoti” (Di Nicolò Edizioni, 2026), un volume che, grazie a una mole impressionante di materiali inediti – foto, documenti e carte geografiche – riesce a restituire una verità storica scevra da interpretazioni di comodo.

Felice Vito Vitale Montgomery Copertina

Il libro non è solo una cronaca bellica, ma un’indagine serrata sulle dinamiche che portarono le truppe anglo-americane a scegliere le coste meridionali della Sicilia il 10 luglio 1943. Vitale ricostruisce con precisione chirurgica le fasi preparatorie, dai devastanti bombardamenti su Pantelleria del maggio ‘43 fino all’incursione su Taormina, mirata – come documentano le rare foto d’epoca – a colpire l’Hotel San Domenico, sede dei comandi germanici. L’obiettivo era chiaro: forzare il crollo dell’alleanza italo-tedesca, seguendo la strategia propugnata da Winston Churchill.

Uno degli aspetti più interessanti del volume è la decisa confutazione della tesi, più volte proposta dalla storiografia minore, che vorrebbe la mafia protagonista e co-artefice del successo dell’Operazione Husky sul piano militare. Vitale taglia corto: le prove documentali e fotografiche escludono qualsiasi ruolo organico di Cosa Nostra nella riuscita dello sbarco. Una posizione avvalorata dal richiamo dello storico Francesco Renda, che già in passato sottolineava come l’operazione sia stata essenzialmente un mastodontico sforzo bellico – con oltre ottocentomila uomini coinvolti tra eserciti alleati e truppe dell’Asse – dove la logistica e la potenza di fuoco non lasciarono spazio a “mediazioni” criminali.

Il libro getta luce anche sulla nota rivalità tra i due giganti del comando: il britannico Bernard Law Montgomery e l’americano George Patton. Una competizione che, anziché accelerare le operazioni, finì per rallentare i tempi di conquista dell’isola, portando la campagna a durare 38 giorni anziché i 10-15 inizialmente previsti dai piani alleati. Su Montgomery il libro presenta altresì notizie ben documentate da foto e testimonianze sulla permanenza del generale nella Sicilia orientale in attesa del passaggio in Calabria, sui suoi contatti e i discorsi alle truppe nonché aneddoti che ne delineano la personalità.

Felice Vito Vitale

Felice Vito Vitale

Comunque, oltre agli aspetti strategici, Vitale non tralascia il lato umano: la sofferenza della popolazione civile, i drammi, ma anche gli episodi di eroismo che smontano la visione edulcorata dello sbarco come una “scampagnata”.

In un momento storico in cui la consapevolezza del passato sembra affievolirsi, l’opera di Vitale si impone come un necessario richiamo a quella “intelligenza storica” evocata da Benedetto Croce, come rileva Lino Buscemi nel suo commento finale all’opera: un legame sentimentale col passato che è, oggi più che mai, la sola vera condizione per ogni avanzamento civile. Un antidoto, insomma, contro l’avanzata dei “nuovi barbari” che sembrano non conoscere più né freni, né memoria.