RECENSIONI ED EVENTI
A cura di Maria Cristina Torrisi
Si è svolta venerdì 5 giugno 2026, nella prestigiosa e gremita Sala della Protomoteca in Campidoglio a Roma, la cerimonia di premiazione della XIV edizione del Premio Internazionale “Letteratura Italiana Contemporanea”. L’evento, che ha visto una straordinaria partecipazione di autori, critici e appassionati di cultura, è stato bandito dall’Associazione Letteratura Cultura ed Editoria e dalla casa editrice Laura Capone Editore, con il patrocinio e la collaborazione della Presidenza dell’Assemblea Capitolina.

Ad inaugurare la manifestazione sono stati i saluti istituzionali dell’ onorevole Svetlana Celli, Presidente dell’Assemblea Capitolina, che ha sottolineato il valore della kermesse nel panorama culturale nazionale. La premiazione è stata inoltre inserita nella campagna nazionale “Il Maggio dei Libri”, promossa dal Ministero della Cultura in collaborazione con il Centro per il Libro e la Letteratura.
Tra i protagonisti della giornata spicca il nome di Luca Leotta, premiato tra i vincitori della sezione Sillogi Poetiche grazie alla sua raccolta inedita intitolata “Il cuore sul fondo”.

A consegnare il prestigioso riconoscimento è stata Laura Capone, direttrice della omonima casa editrice.
Oltre al valore simbolico ed istituzionale del premio, il riconoscimento per Leotta prevede anche una proposta di pubblicazione dell’opera, che permetterà presto ai lettori di scoprire l’intensità e la sensibilità dei suoi versi.
“Il cuore sul fondo” si attesta come un’opera capace di scavare nell’intimità umana, meritando un palcoscenico di rilievo internazionale come quello del Campidoglio.
C’è stato un momento in cui la poesia è diventata vita vissuta. È accaduto quando Luca Leotta, stringendo il premio tra le mani, ha parlato al microfono per rivolgersi a suo padre, scomparso da pochissimi giorni:
“Dedico questo premio a mio padre, scomparso pochi giorni fa. Voleva fortemente che venissi a ritirare il premio, molto più di quanto non lo volessi io.
Mio padre era un poeta. È un poeta.
E non è forse per questo che ci affanniamo a scrivere, per il goffo e luminoso tentativo di restare?”.



















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